Thohir vuole vendere l’Inter prima che i debiti lo travolgano

Thohir vuole vendere l’Inter prima che i debiti lo travolgano

Un nuovo terremoto è pronto a sconvolgere l’Inter: secondo le ultime indiscrezioni provenienti da Milano (e Honk Hong, e Giacarta…), Erick Thohir starebbe valutando l’opportunità di cedere il pacchetto di maggioranza dei nerazzurri. Il mandato a Goldman e Sachs sarebbe quello di cercare nuovi soci investitori o acquirenti diretti al suo 70% dell’Inter, acquistato per 75 milioni nel novembre del 2013. Due anni e mezzo dopo l’insediamento a Corso Vittorio Emanuele, potrebbe essere quindi già finita l’era del tycoon indonesiano. Sul suo possibile stop loss, il ritiro dall’investimento prima “che sia troppo tardi”, pesano diverse motivazioni: Marco Iaria e Luca Taidelli, sulla Gazzetta di oggi, identificano un business plan troppo rischioso che non si sta concretizzando, l’impossibilità di coprire (da soli) i costi di gestione e, soprattutto, una proiezione nefasta sul prossimo bilancio nerazzurro che dice di un rosso superiore ai 50 milioni di euro. Una perdita che sancirebbe il fallimento del progetto di rilancio di Thohir e creerebbe pure seri problemi all’Inter in sede di fair play finanziario.

Ricostruiamo: Thohir, magnate indonesiano con interessi diversificati, anche nello sport in molti paesi (Stati Uniti, principalmente), acquisisce il pacchetto di maggioranza dell’Inter da Massimo Moratti nel novembre 2013. Il sodalizio con l’ex proprietario sta per entrare in una fase particolare: a novembre 2016 scade il patto parasociale triennale, con Moratti che potrebbe esercitare l’opzione per liberarsi del 29,5% delle quote ancora in suo possesso. Questa eventualità, a Thohir, costerebbe una cifra vicina ai 30 milioni di euro.

Sarebbero una somma fastidiosa ma comunque irrisoria se paragonata a quella relativa ai problemi incontrati nel piano di rilancio dell’Inter. Le difficoltà sono da ricondurre alla situazione debitoria dell’Inter di cui si è fatto carico Thohir al momento dell’acquisizione (180 milioni) e che ha spalmato su più anni offrendo in cambio, alle banche, i patrimoni del club. In più, ci sarebbero da stralciare anche i 108 milioni versati da Thohir come prestiti fruttiferi alla società per ripianare il rosso di bilancio. Un debito ulteriore che una squadra senza gli introiti della Champions, senza uno stadio di proprietà (il progetto di un San Siro solo nerazzurro è ancora, per l’appunto, solo un progetto), e senza miglioramenti reali legati all’appeal internazionale del brand, non può assolutamente permettersi. Oppure, potrebbe permettersi con l’ingresso di nuovi soci e quindi nuova liquidità. Si parla, in questo senso, dell’interesse di ChemChina, colosso cinese da 40 miliardi di fatturato azionista di maggioranza dello sponsor Pirelli.

Le conseguenze di questa condotta finanziaria azzardata e rischiosa potrebbero avere ripercussioni sul campo. Al momento, la proiezione di bilancio porterebbe a una perdita di oltre 50 milioni, troppi ovviamente per i paletti imposti dall’Uefa nella politica del Fair Play finanziario (30 milioni al massimo di rosso). Inoltre, la rosa dell’Inter è stata costruita interamente sui cosiddetti “pagherò”, ovvero prestiti e diritti di riscatto con e su cifre spalmate negli anni. Una vera e propria spada di Damocle che punta sulla squadra e che rischia di diventare tagliola senza la qualificazione Champions, necessaria per raggiungere il (difficile) pareggio di bilancio richiesto da Nyon per non incorrere in multe o sanzioni ancora più pesanti. A meno di rinunciare a qualcuno dei calciatori acquistati e non ancora interamente pagati.

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