Il mercato è finito, il Napoli è più forte dell’anno scorso: c’è Reina, non ha venduto i big e ha il miglior centrocampo dell’era De Laurentiis

Il mercato è finito, il Napoli è più forte dell’anno scorso: c’è Reina, non ha venduto i big e ha il miglior centrocampo dell’era De Laurentiis
Sarri e De Laurentiis in una foto di Matteo Ciambelli

Per provare a capire il mercato del Napoli, si deve cominciare a leggere il contesto. Il calcio italiano fa grande fatica a restare competitivo e mantenere intatta la sua capacità attrattiva. Il presidente della più grande società italiana da anni parla della serie A come di una Lega di transito. Spesso si è trattato di dichiarazioni rilasciate per giustificare i risultati internazionali non all’altezza. Il famoso “campionato poco allenante” l’anno passato con la finale di Champions non è mai stato evocato. È un dato di fatto che l’ultimo Pallone d’oro assegnato al campionato italiano risale al 2006, al dopo Mondiale tedesco e a quel Fabio Cannavaro che proprio in quell’estate stava lasciando l’Italia. Tra i nazionali convocati da Conte, ben otto giocano all’estero. Il campionato inglese è più ricco del nostro. La Bundesliga è meglio organizzata e ha gli stadi più pieni d’Europa. La Liga spagnola ha attratto le star grazie a un regime fiscale senza pari in ogni altro paese. Un talento non ancora del tutto compiuto come Draxler preferisce andare al Wolfsburg e non alla Juventus. L’allentamento dei freni del fair play finanziario da parte dell’Uefa ha riportato indietro le lancette dell’orologio, restituendo ai club con un portafogli robusto l’integrità della loro capacità di spesa, senza restrizioni né vincoli. Mister Bee e Thohir hanno potuto far uscire Milan e Inter dall’angolo in cui si trovavano. Gli aumenti di capitale sono tornati operazioni centrali nella vita dei club. Per tutti questi motivi il Napoli, che aveva vissuto e prosperato all’insegna di una virtuosa condotta economico-finanziaria, ha perso terreno. Non per propria volontà, sono mutate le condizioni. Se c’è un calciatore da proporre, gli agenti bussano alla porta di chi ha denaro fresco da spendere, come accadde a noi dopo la cessione di Cavani, quando avevamo un tesoro in cassa e furono in tanti a proporsi. 

Questo è il contesto con cui si è trovato a fare i conti il Napoli, con un nuovo direttore sportivo, Cristiano Giuntoli, fino all’anno scorso impegnato in trattative di serie B, e senza il vecchio settore scouting, partito per Verona insieme con Riccardo Bigon. Un mercato da reinventare. Ci siamo difesi bene. Tra i portieri è tornato a casa Pepe Reina, la cui assenza venne individuata un anno fa come uno dei motivi dell’arretramento in classifica dal terzo al quinto posto. Gabriel prende il posto di Andujar. Rafael resta come terzo portiere e la cosa potrebbe rivelarsi molto positiva se sotto traccia il Napoli lavorerà per recuperare un ragazzo che due anni fa veniva segnalato come fra i più promettenti al mondo (anche la Roma lo seguiva). Il suo processo di crescita potrà proseguire accanto a Reina così come era cominciato. Tra i giocatori di movimento, a ogni uscita corrisponde un’entrata migliore. Valdifiori ha preso il posto del contestato Inler. Allan garantisce un rendimento più alto e qualità superiore a Gargano. Chiriches, capitano della nazionale rumena, lo abbiamo visto ancora poco ma non ha mezzi inferiori a Britos. Bene ha fatto il Napoli a non privarsi del tutto di Zapata, conservando la possibilità di riprenderlo dopo il prestito biennale all’Udinese. Uscito lui, nel settore avanzato si è aggiunto in un ruolo diverso El Kaddouri, ma soprattutto per la seconda estate consecutiva il Napoli non ha dovuto far ricorso a cessioni, nonostante per la seconda estate consecutiva non si possa fare affidamento sul tesoro dei proventi Champions. Higuain è qui e non era affatto scontato se ricordiamo gli umori di giugno e luglio. Callejon, Mertens e Gabbiadini sono qui nonostante le sirene e le tentazioni non siano mancate. È arrivata in prestito una scommessa come il giovane Chalobah. Chi lo ha visto agli Europei Under 21 ne parla come di un ragazzo che porta fisicità giocando davanti alla difesa, qualità che Sarri si lamentava di non avere e che poteva anche arrivare con Donsah, se la Juve non si fosse preoccupata di intervenire e dirottare il calciatore a Bologna. Una squadra che senza nessun dubbio si è rafforzata, con una rosa superiore e più profonda, con una panchina più lunga e attrezzata, rispetto a quella che l’anno scorso finì quinta in campionato, in semifinale di Coppa Italia e di Europa League e vinse la Supercoppa italiana. 

Si poteva fare meglio? Onestamente sì ed è ciò che pensano di se stesse anche la Juve senza un trequartista di prima fascia, il Milan che voleva Jackson Martinez, Ibrahimovic e a sua volta un trequartista, l’Inter che è arrivata a Ljajic come dodicesima scelta nel ruolo. Il Napoli aveva individuato calciatori che avrebbero reso più forte la squadra. Hysaj è un ripiego rispetto a Darmian, valutato 20 milioni dal Torino e ceduto per 18 al Manchester United. Hysaj è un ripiego anche rispetto a Vrsaljko, valutato 15 milioni dal Sassuolo e poi bloccato anche in questo caso dalla Juve, di nuovo signora di ogni tessera sul mercato. Secondo il sito specializzato Transfermarkt i bianconeri hanno acquistato 122 calciatori. Il sito tiene la contabilità anche dei movimenti minori, ma ricordiamo che quando una cifra così alta di transazioni emerse nella campagna del Parma, l’andazzo venne giudicato come uno dei mali da cui il calcio italiano avrebbe dovuto emendarsi. L’Inter ne ha comprati 88. Il Milan 62. Il presidente Tavecchio ha più volte precisato che molti club hanno speso tanto in condizioni finanziarie precarie, anticipando una stretta e un controllo rigoroso per la prossima estate. Vedremo. In ogni caso, per chiudere il discorso su Hysaj, nella rosa va a occupare la casella che era di Mesto.

Un centrale andava forse preso, ma il Napoli ha dato l’impressione di non volersi far prendere per la gola né dalle richieste di Cairo per Maksimovic (prima 15 milioni poi saliti a 20 e a un certo punto anche a 25) né da quelle di Astori, già scartato due volte negli anni scorsi e finito a fare la riserva alla Fiorentina. Il Napoli ha dato l’impressione di preferire un frutto acerbo come Koulibaly sotto l’ombrello di Chiriches a un frutto sopravvalutato. Sia per Maksimovic che per Vrsaljko hanno probabilmente inciso i rapporti peggiorati con Torino e Sassuolo a causa della risoluzione della comproprietà di El Kaddouri e della mancata cessione di Zapata. Le relazioni diplomatiche si sono interrotte e al Napoli non è stata fatta più alcuna concessione. Non siamo un club dalla disponibilità illimitata. Bisognava farsi venire un’idea. Chiriches è un’idea. Può essere funzionale. 

Due le brutte figure. La prima riguarda Maiello, che il Napoli a giugno aveva omesso di riscattare per 60 mila euro e che poi è corso a riacquistare spendendo un milione e mezzo. La seconda riguarda il famoso contratto di Soriano, che incredibilmente non si è riusciti a consegnare in tempo. Una beffa. Avremmo detto una cosa indegna di un grande club se non avessimo scoperto che ci sono cascati pure il Real Madrid per De Gea e il Marsiglia per Lamela. La domanda che tutti si fanno è: perché ridursi all’ultimo istante? Su Soriano lo sappiamo. Prima lui non voleva venire, aspettava il Milan, poi la famosa questione dei diritti d’immagine. Ma se il mercato dei trequartisti ruota intorno ai Soriano, ai Perotti e ai Saponara, noi ci teniamo mille volte il nostro Insigne. 

La squadra c’è. Mai nell’era De Laurentiis abbiamo avuto un centrocampo più forte ed era il settore che Sarri chiedeva di veder rinforzato. L’attacco è lo stesso di un anno fa e dunque uno dei migliori d’Italia. In porta è tornato un giocatore di personalità, non a caso il migliore in campo in questo avvio difficile. Resta da migliorare il rendimento della difesa con l’obiettivo minimo e raggiungibile di fare meglio dell’anno scorso. Buon lavoro a Sarri.
Il Ciuccio

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