Italo Alloggi racconta la sua amicizia con Squinzi il patron del Sassuolo

Italo Alloggi racconta il suo rapporto d’amicizia col patron del Sassuolo: l’università, la musica e tanto altro

Italo Alloggi racconta la sua amicizia con Squinzi il patron del Sassuolo

Uno dei miei più cari amici

Giorgio Squinzi è uno dei miei più cari amici. Non sempre nel calcio è possibile stringere relazioni personali tanto intense, ma in questo caso la nostra conoscenza viene da lontano. Quando lui frequentava Chimica alla Statale di Milano, io ero iscritto a Ortottica e assistenza oftalmologica. Era quella una fase della mia vita in cui pensavo di voler combattere le ingiustizie arbitrali. Giorgio era uno studente molto brillante, con una straordinaria capacità empatica, un ragazzo straordinario nell’attaccare bottone: per questo non fui stupito, molti anni dopo, nel 1994, nel sapere che aveva rilevato la Vinavil spa.

Ci conoscemmo nel giorno in cui fummo selezionati entrambi per la squadra universitaria di Monopoli, non la facoltà in Puglia, ma proprio la squadra di Monopoli, il gioco da tavolo. Ci aggiudicammo i campionati italiani al palazzetto di Baranzate, dove arrivammo insieme a bordo della sua splendida Kawasaki, senza passare dal via.

Ambizioso ma prudente

Giorgio guidava come viveva: ambizioso ma prudente. Ci univa l’amore per la musica e per i Jethro Tull. Mettemmo su un gruppo. Io alla batteria, lui alle tastiere, ma lui era straordinario soprattutto negli arrangiamenti, si faceva chiamare Squinzi Jones. Solo una volta c’è stata tensione fra di noi, quando ai campionati europei universitari di biliardino fummo sconfitti in finale dai francesi, a Montpellier. Giorgio ci rimase malissimo. Gli raccomandai di non prendersela, gli promisi che avremmo consumato la nostra vendetta l’anno dopo, e la avremmo gustata fredda, a Crema, ma lui si impuntò e rispose che la voleva a limone.

Una frattura profonda che finì per dividerci a lungo, soprattutto durante i giorni caldi della protesta studentesca: ne abbiamo riparlato proprio di recente, dopo una sconfitta del Napoli, quando fraintese le origini del nostro terzino destro e si lanciò in una arringa contro le responsabilità del Maggio francese.

San Tommaso

Lui nel ’69 si laureò, io scrissi una lettera alla mia ragazza dell’epoca, una cattolica, sulla compatibilità tra i rapporti prematrimoniali e la teologia di san Tommaso. Ci siamo reincontrati dopo molti anni in una palestra di Carate Brianza, entrambi a pedalare su una cyclette, mi disse che stava per rilevare un team di ciclismo e mi lasciò col sospetto che se ci fossimo incontrati in un bagno turco avrebbe comprato il Galatasaray.

Va dato atto a Giorgio, oggi presidente di Confindustria, di non aver mai nella sua carriera imprenditoriale licenziato un suo dipendente, eccetto Malesani, circostanza su cui peraltro nessun sindacato avrebbe avuto da ridire. Ma a parte la nostra amicizia personale, so per certo che Giorgio è un grande amico di Napoli e del Napoli, tanto da comprare Paolo Cannavaro. Domenica sera lo abbraccerò con piacere.

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