Ma La Capria avrà mai preso un autobus?

È successo. Oggi è successo. Ho preso il mio bravo 30 (autobus express Laurentina-Clodio) e dopo aver fiancheggiato il Campidoglio e attraversato piazza Venezia, il bus si è fermato, di botto, bruscamente, proprio lì, in via del Plebiscito, di fronte a Palazzo Grazioli. È tornata la palina e sulla palina c’è un cartello con tutte le linee. Tra queste il 30.

E allora, per l’occasione, copio qui la lettera pubblicata ieri nelle pagine romane del Corsera, a firma Raffaele La Capria. “Caro Conti (il destinatario è Paolo Conti, responsabile della rubrica), brindiamo e inneggiamo al ripristino della fermata in via del Plebiscito che per tre anni tante persone – giovani e soprattutto vecchi – ha fatto scarpinare. A migliaia, per decisione burocratica di uno solo. Perché fu abolita, preché è stata ripristinata, nessuno lo sa. Deciso “colà dove si puote ciò che si vuole”. Nessuno pagherà per le nostre sofferenze, e questo si sapeva. Tre anni. Poteva essere deciso tre anni fa. Ma in Italia la linea più breve tra due punti non è la retta, è l’arabesco (Flaiano). L’Italia non è un Paese facile a causa del potere burocratico. Perché investire in un paese governato così? Comunque, evviva”.

Ora, io sono napoletano. E per un napoletano La Capria è un po’ come Maradona. Ma ovviamente rido quando scrive di sofferenze per una fermata di un autobus soppressa per la sicurezza dell’allora presidente del Consiglio. E mi viene da chiedere: ma La Capria avrà mai preso un autobus?

Massimiliano Gallo (linkiesta.it)

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