Se Hamsik giocasse sempre come ieri sera…

Marek Hamsik ci piace così. Non lo vedevo così dinamico e presente in una partita oramai da tempo immemore. È stato fantastico. Geometrie, passaggi filtranti, inserimenti e, per una sera, costantemente nel vivo del gioco. Ho sempre ritenuto che lo slovacco potesse essere il vero fuoriclasse della squadra. Anche più di Cavani e di Lavezzi. Uno di quelli che non conosce nemmeno il colore del pallone e quali scarpe calza perché la testa e la cresta alzate sono una sua naturale ed elegante postura. Ma, come per tutti i giovani di cui si ha il timore che restino sempre e solo promesse, si pretende senza eccezioni di più. Ed è normale che le critiche siano dietro l’angolo, anche più degli elogi. E quest’anno, si può dire senza troppi alibi, non é stato il suo anno. Le aspettative erano altre. Certo, i numeri sono comunque dalla sua parte: 9 gol in campionato, 2 in Cl e la solita moltitudine di assist.

Ma la sua stagione rispecchia fedelmente l’andamento dell’intera squadra: partite importanti, grandi vittorie, grandi prestazioni, ma anche gare da grande assente ed una discontinuità spesso irritante. Irritante un po’ come i tremila passaggi all’indietro che forse il ruolo gli impone, ma che noi tifosi vorremmo vedere sempre meno a favore di qualche rischio e guizzo in più in fase offensiva.

Sì, quando gioca come sa fare mi riconcilia con il calcio e un po’, in fondo, mi fa incazzare. Perché, per me, è incomprensibile che un calciatore della sua classe e la sua qualità non riesca ad imporsi. Il mio piccolo sogno sullo slovacco è che accada ciò che si è verificato per Vidal alla Giuve. Vorrei che Marek riuscisse con 3-4 prestazioni consecutive stile Palermo, ad indurre il mister a cambiare modulo per permettergli di dare il meglio di sé. Vorrei una squadra che giocasse più per lui che non lui per la squadra come è accaduto per l’intera stagione. Vorrei insomma un Hamsik meno timoroso che imponga il suo calcio e le sue giocate e non vedere sempre e solo comodi retropassaggi da semplice e onesto intelaiatore del centrocampo o partite trascorse a chi si nasconde meglio in attesa che qualcun’altro gli dia la scossa e lo risvegli dal letargo.

Di questo atteggiamento utilissimo alla squadra, ma che del campione vero ha poco, molti daranno le responsabilità a Mazzarri e del suo nauseabondo integralismo, ma, alla fine, se davvero lo si può considerare un fuoriclasse non c’è modulo, fissazione o presunzione che regga. Perché ciò che conta per tutti è il risultato e ieri, in quelle condizioni straripanti, Marek avrebbe potuto vagare per il campo con i tappi nelle orecchie senza interessarsi degli altri, senza direttive imposte o avversari da rincorrere. Tanto le lampadine si sono accese sempre e solo quando il pallone è passato tra i suoi piedi.
In queste ultime tre sfide,e non solo, lo voglio così. Concentrato, concreto ed elegante. Dopo l’immenso Bruno Giordano è il calciatore che mi fa più incavolare. La qualità li accomuna, la discontinuità  li accomuna. Del nostro ex formidabile centravanti, un po’ come Marek, si comprendeva lo stato mentale al primo pallone toccato. A volte risultava inesistente per intere partite, altre volte invece, si nascondeva per 89 minuti per poi piazzare con un lampo, la girata o il passaggio vincente, ed altre volte ancora, si sistemava sul trono e imponeva la sua classe agli avversari, regalando perle su perle a noi fortunati che abbiamo avuto la fortuna di ammirarlo. In quelle occasioni, anche i più cocciuti, dovevano alzarsi in piedi e spellarsi le mani. Ho odiato il grande Giordano. Ho amato il grande Giordano. E ieri, come mi capita di rado, anche io ho applaudito il nostro crestato campione.

Non ho applaudito invece quando demoralizzato ha tirato i remi in barca con quelle dichiarazioni post Lazio. Un campione non molla mai. Ma, per buona sorte, ha ritrattato tutto e ieri sul campo si è visto. Probabilmente avrà voluto farci uno scherzo o forse avrà capito chi è. Fortunatamente non ci siamo cascati e abbiamo continuato a crederci, mentre le squadre avversarie, una ad una, si sono fidate di lui, facendosi prima rimontare e poi superare. E noi, in questa volata finale, l’anno prossimo in campionato e in Champions, lo vogliamo esattamente meraviglioso e vivo come ieri, perché è così che ci piace.

Hamsik lo vorrei sempre come quello di ieri o almeno simile a quello di ieri. Senza ciucciotto, pannolone e balia. E lo vorrei soprattutto consapevole di essere ciò che molti gli riconoscono. Perché è palese che sia un fuoriclasse, ma non vorrei che alla fine se ne rendesse conto altrove

Forza Napoli Sempre

La 10 non si tocca.

Gianluigi Trapani

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