Sì, lo ammetto, credevo nello scudetto

Credevo nello scudetto (parola che ormai non può più far inorridire gli scaramantici). Sì, a settembre credevo fermamente che il Napoli, quest’anno, avesse tutte le carte in regola per lottare sino alla fine per il tanto desiderato triangolo tricolore. Forse, da tifoso eccessivamente appassionato, avrò anche esagerato abbandonandomi alla speranza di conquistare quell’obiettivo, ma ero sicuro che perlomeno avremmo lottato per essere lì in cima e, con un po’ di buona sorte che ci aveva sempre accompagnato, di vincerlo. Alla Champions quest’estate ho dato invece un interesse relativo. L’ho considerata un po’ come l’esordio dell’Italia nel 6 nazioni di rugby. Le ho dato l’importanza che si dà ad un giovane esordiente. Affascinato, ammaliato e contento già solo di esserci. Punto. Ricordo che nella trasferta d’esordio a Manchester, tutti noi, prima dell’incontro, eravamo lì anche per il solo piacere di provare quelle emozioni con la speranza che la squadra non sfigurasse e lottasse con orgoglio(le 5 pappine di Barcellona ancora facevano eco). “Al di la del risultato” recitava uno striscione. Per me, se avesse perso anche tutte le partite del girone con onore, non avrei mai mosso una critica.

La Champions era, ed è, un premio alla grandissima stagione che si era da poco conclusa. Una stagione che ci aveva visto addirittura sfiorare il sogno, seppur con una rosa risicata, e con noi tifosi che fingevamo di non crederci. Quell’entusiasmo generale non ci ha portato il titolo, ma un incredibile, quanto insospettabile alla vigilia, piazzamento nel calcio che conta, che fino a ieri avevamo visto solo in tv, mentre la giocavano gli altri.

Mazzarri lo sapeva e, tra un bluff e l’altro, ha lasciato intendere che la stagione scorsa sarebbe stata irripetibile. Invece noi, dopo anni e anni di buio, nel momento in cui si è scorta un po’ di luce, non abbiamo saputo resistere. Abbiamo pensato allo scudetto o giù di li già da settembre. In Champions abbiamo goduto, senza aspettarcelo, ma il pensiero unico e che ci logora da anni, è il campionato.

Sì, se oggi avessimo fatto zero punti in Europa con in braccio il cucchiaio di legno, avessimo perso col Siena o con il Lumezzane al primo turno di coppa Italia, ma allo stesso tempo, fossimo lì, anche a 4-5 punti dalla Giuve, ora non avremmo questo sconforto e la delusione che ci rende le giornate meno speranzose e più grigie di prima.

In Champions invece sono usciti fuori valori straordinari. L’esatta prosecuzione e crescita di quelli intravisti nel finale di scorsa stagione. Col Chelsea noi vedremo di nuovo quel Napoli, quello che ci ha fatto sognare e che riusciva ad andare contro ogni pronostico, ne sono sicuro. Quello del terzo posto, Champions senza preliminari e che ha sfiorato il sogno scudetto. Scudetto, appunto. Ma perché poi, mi chiedo, non potevo crederci? La rosa è stata migliorata, no? È stato aggiunto Inler, che avrebbe dovuto dare ritmi e geometrie a centrocampo (caratteristica prioritaria nello scacchiere azzurro di cui ci lamentavamo della mancanza), Dzemaili, svizzero come l’ex Udinese, a dare fosforo e cm e tiro dalla distanza, Donadel per il turn-over e Gargano, sempre se avesse avuto voglia di restare. In difesa, il giovane e promettente Fernandez che poteva crescere accanto a Cannavaro e Campagnaro, Britos che in poco tempo avrebbe saputo conquistare il posto da titolare e che sui calci da fermo poteva rappresentare un’arma in più e la conferma di Aronica(utile anche esterno di sinistra) e Grava, buoni rincalzi. In attacco, il solito trio e una panchina che non pretendesse troppo e che fosse qualitativamente superiore alla precedente (perché ci siamo sempre detti che il campionato non lo vincemmo a causa della mancanze di alternative).

Per cui, Santana per Sosa, conferma di Mascara e un Pandev da restaurare, ma con valori effettivi da titolarissimo. Chavez, Fideleff, Lucarelli (per motivi diversi, come ha ben spiegato Procaccini), così come Vargas, giunto dopo, non li ho voluti considerare.

Ma, alla luce di questo,  voi credete davvero che da una squadra così dovevo aspettarmi un 7°-8° posto in classifica? Io no. Se l’anno scorso lo devo considerare un miracolo, mi aspetto, con una squadra migliorata, un piazzamento simile al terzo posto. E se miracolo doveva essere ugualmente in questa stagione, anche lo scudetto. E se proprio non ci fossimo riusciti, avrei accettato il mancato obiettivo solo per manifesta superiorità degli avversari o nel caso in cui la squadra avesse realmente dato tutto, così come aveva sempre fatto.

Invece il miracolo c’è stato in Europa. Il passaggio dell’allucinante gruppo di Champions (quanto ho odiato Lothar Matthaeus!), ha un po’ stravolto i piani, mentre la rosa è rimasta la stessa per poter competere su un solo obiettivo, non il titolo nazionale, bensì quello più prestigioso. In campionato, invece, molti punti iniziali sono andati persi e, seppur convinti di recuperarli, sono venuti a mancare anche nel prosieguo, benché la squadra a Natale avesse tutte le carte in regola per l’operazione recupero. Paradossalmente, finito il tempo della Champions, siamo crollati. I nervi non hanno retto e, complice un po’ di sfortuna e una incapacità di cambiare rotta, siamo entrati nel tunnel.

Gli uomini presi dovevano solo integrarsi in un gruppo già collaudatissimo, ma così non è stato. I titolarissimi si sono svuotati e i nuovi non hanno saputo dare quel qualcosa in più che, probabilmente in un contesto funzionante, sarebbero riusciti a dare con tranquillità e senza troppe pressioni.

Alla fine credo che questo sia il fattore determinate che ha sconquassato tutti i piani, soprattutto nelle teste di noi tifosi che vorremmo lo scudetto più di ogni altra cosa. Purtroppo, da sempre, competere ad alto livello su più fronti è impresa ardua per qualsiasi club, eccetto per chi è abituato a farlo da decenni. In Italia ci è riuscito solo Mourinho negli ultimi anni. Invece, il Napoli è da poco che si è riaffacciato a questi palcoscenici così nobili. Non solo la squadra, ma anche la società, l’allenatore e noi tifosi eravamo effettivamente all’esordio. I ragazzi hanno sconvolto tutti i pronostici in Champions e oggi ne paghiamo le conseguenze, sconvolgendo, ahimè in peggio, i pronostici in campionato. Non è vero che la società non ha speso, forse ha speso male, ma gli infortuni, la sfiga, qualche flop e qualche scelta sbagliata, che si verificano costantemente ogni stagione, hanno fatto il resto. Quel salto non se l’aspettava nessuno. Nemmeno io. Io che intanto, sotto l’ombrellone, credevo allo scudetto… non molliamo…

Forza Napoli Sempre La 10 non si tocca.

Gianluigi Trapani

ilnapolista © riproduzione riservata