Chi ama Lavezzi deve volere il suo bene

Ne me quitte pas, cantò Jacques Brel, al cui cospetto Fabrizio De Andrè era un ottimista. In Italia la struggente canzone la tradussero in “Non andare via”, con le voci di Gino Paoli e Ornella Vanoni. Sembra di sentirle le tristissime parole tra le labbra dei tifosi del Napoli, aggrappati al futuro di Ezequiel Lavezzi, il muro maestro del Napoli, l’alfa e l’omega. Lui, il Pocho, il condottiero, l’uomo che da solo risolve le partite, l’uomo che da solo ha risollevato le sorti della nostra squadra, potrebbe andar via.

Nooooooooooooooooooooo. Per carità. Il Pocho no. Li vedo piangere, strapparsi i capelli, disperarsi. Eppure li trovo così egoisti, come solo gli innamorati sanno essere. Povero Ezequiel, confinato a Napoli mentre il suo estro, la sua qualità, sarebbero degni del Camp Nou, del Santiago Bernabeu. Potrebbe, tutt’al più (come cantava Patty Pravo) accontentarsi di San Siro. Ma i tifosi del Napoli neanche questo vogliono concedergli.

Eppure chi ama deve volere il bene dell’amato. Nessun genitore che ama suo figlio costringerebbe il pargolo a rimanergli affianco invece di spedirlo all’estero a studiare per coronare i suoi sogni. E io, che lo amo davvero, al Pocho nostro, che lo apprezzo, che riconosco in lui le stimmate del fuoriclasse, non posso che favorire il suo volo libero, il suo librarsi verso la libertà, verso l’Olimpo del calcio che gli appartiene di diritto. A lui, Ezequiel, che straccia le difese e va in gol quando vuole, auguro ogni bene. Non mi farò vincere dalla smania di possesso, dall’insopprimibile egoismo che lo vorrebbe sempre in campo per far vincere il nostro Napoli. No, il mio bene per lui è superiore a meschinità umane. Resterà sempre nel mio cuore.

Sì, Ezequiel, in fondo, gira a sinistra, e poi a destra. Vai, io voglio il tuo bene, sii felice, corona i tuoi sogni, meriti il meglio.
Hai chiuso la porta? Ok, ciaooooooooooooooooooooooooo.
Massimiliano Gallo

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