Se fossi imprenditore D’Alessio è una possibilità

Stamattina appena sveglio riflettevo sull’idea del Presidente di commissionare a Gigi D’Alessio un inno per la nostra squadra del cuore, sul dibattito che ne è scaturito su queste pagine e sulla sostanziale unanimità nel considerare D’Alessio non adatto.
Premesso che a me D’Alessio sinceramente non piace e che anch’io ho espresso sul Napolista il mio “disappunto” circa questa iniziativa di De Laurentiis, devo anche dire che occorre giudicare la questione da un punto di vista diverso da quello del tifoso: occorre il punto di vista dell’imprenditore. Cerco di spiegarmi.
Ognuno di noi frequentatori di questa suggestiva piazza virtuale, così moltissimi dei sei milioni di tifosi sparsi per il mondo, probabilmente, non ama l’idea di cantare un inno scritto da D’Alessio… Ma per gli altri due o tre milioni di tifosi che il Napoli non ha ancora conquistato?
Facciamo un esempio: un ragazzino (o una ragazzina, perché no?) di Pesaro oppure di Tropea, più o meno interessati al calcio, iniziano a conoscere la squadra azzurra adesso che è protagonista in Serie A: dovesse venir fuori un inno o, comunque, una canzone che rappresenta la nostra squadra e se questa canzone la scrivesse D’Alessio, che il ragazzino già conosce bene, non sarebbe un tifoso conquistato?
Faccio un altro esempio: ho alcuni amici che si chiamano tutti Marco, nessuno è di Roma e però tifano tutti per la Roma. Perché? Mi risponderete che quando loro (ed io) avevano 10-14 anni la Roma era una squadra vincente ed hanno preferito i giallorossi ai nostri beniamini. E se la loro scelta fosse stata dettata anche dalla splendida canzone che Venditti scrisse in occasione dello scudetto del 1982-83?
Insomma quello che voglio dire è questo: che l’inno del Napoli venga identificato con “O surdato ‘nnammurato”, con “Napule è” o con una canzone di D’Alessio è chiaro che noi GIÀ tifosi del Napoli continueremmo ad esserlo; ma siamo sicuri che i ragazzini di cui parlavo prima si sentano accomunati alla squadra ed alla città da canzoni che non conoscono e non capiscono?
Ecco la mia riflessione è proprio questa: così come credo che il De Laurentiis produttore cinematografico ci propini ogni anno i “cinepanettoni” non perché siano i film che a lui piacciono ma perché sono quelli con cui guadagna, allo stesso modo il De Laurentiis Presidente del Napoli cerca D’Alessio per l’inno non perché sia il suo cantante preferito (me lo immagino ad ascoltare le sinfonie di Beethoven o magari l’ultimo disco di una band hip hop inglese) ma perché ha intuito (a torto o ragione?) che quella può essere la strada per aumentare “il gradimento” della squadra e, di conseguenza, di incrementare il numero di tifosi per rimpolpare il conto del merchandising.
Attenzione non si tratta della nostra opinione nei confronti di un cantante ma della scelta più opportuna per raggiungere un obiettivo ben preciso.
Parliamone.
Diego Fusco

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