Una vecchia intervista di Raiola: «Il Napoli, Bergkamp, Pochettino e l’interesse dei calciatori»

Mino Raiola, in una testimonianza vecchia di sei anni, sul Secolo XIX: «Offrii Bergkamp al Napoli per 700 milioni, poi lo prese l’Inter per 28 miliardi»

Una vecchia intervista di Raiola: «Il Napoli, Bergkamp, Pochettino e l’interesse dei calciatori»

Anno 2011

Il 18 marzo del 2011, Raiola era già Raiola ma non era ancora Raiola. Il protagonista assoluto del calciomercato di oggi (negli ultimi dieci mesi, per dirla velocemente, i casi Ibrahimovic, Pogba e Donnarumma sono tutti direttamente collegati a lui) era forse meno appariscente, ma non meno competente e influente. Al Secolo XIX spiegava come e dove nasceva questa sua professionalità, come si esprimeva. In più, anche qualche chicca in riferimento al Napoli. Pubblichiamo un estratto, qui il link al pezzo completo.

Come ha fatto a diventare Raiola?

«Non è intelligenza, è preparazione: guardavo Disney in originale a tre anni. A quattro, in Olanda, cominciano a insegnarti la seconda lingua. Poi metti che chi parla olandese impara molto facilmente il tedesco, che spagnolo e italiano sono simili… Il portoghese l’ho studiato per trattare i calciatori brasiliani».

La storia di Raiola, in pillole. Originario della zona di San Marzano, emigra in Olanda, ad Haarlem, con la famiglia. Che apre una paninoteca, poi pizzeria, poi ristorante di classe. Gioca a calcio, poi lavora come intermediario per commercianti olandesi che non capivano l’italiano. Poi incontra il presidente dell’Harleem, che gli affida la direzione sportiva della squadra. Lui entra nel calcio di secco, ma si mette di chiatto. Come si dice a Napoli. Senza riferimenti al peso. Lo spiega lui:

«Eravamo a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. L’Italia era il paradiso del calcio, nessuno allora voleva andare al Barcellona o al Manchester. Però i ragazzi della nostra Primavera non andavano in Italia direttamente, se li prendeva l’Ajax. Il nostro rivale storico. C’era un parametro nazionale bassissimo, faccio un esempio: 25 mila euro da moltiplicare per l’età. Un ragazzo di 18 anni aveva parametro 10, dunque ce lo soffiavano con 250 mila euro. C’erano due mediatori storici, Coster Cor e Appolonius Konijnburg, che portavano in Italia i calciatori olandesi. Gullit, venduto al Milan per diciassette milioni di dollari, era tutto guadagno loro. Allora mi è venuta un’idea: far comprare l’Haarlem dal Napoli, la squadra del mio cuore, e consentirgli di prendere giocatori olandesi a parametro o poco più. Bergkamp, per esempio. La plusvalenza ci avrebbe consentito di rifare la squadra».

Ferlaino e Bergkamp

Proprio su Bergkamp e sul Napoli: «Ho chiamato Ferlaino. Abbiamo dato il via alla collaborazione, gli ho offerto Bergkamp per 700 milioni di vecchie lire. Ha tentennato. Due anni dopo ha messo sul piatto quattordici milioni di euro di adesso, ma ho dato il giocatore all’Inter. Grazie a un accordo con il sindacato, ero diventato il rappresentante di tutti i calciatori olandesi. E l’Inter ha preso Bergkamp assieme a Jonk: chi voleva uno doveva ingaggiare anche l’altro. La Juve di Boniperti, arrogante come nessun’altra società al mondo, disse di no».

Da lì in poi, la vera intuizione: le procure dei calciatori fruttano più che la direzione sportiva di un club. Molto di più. Qui nasce il Raiola di oggi. Il suo atteggiamento, chiaro già nel 2011. Lo spiegava così: «Io penso che quando un giocatore decide di andare via da una squadra debba andare via. Non ho mai fatto compromessi, lavoro esclusivamente nell’interesse del mio assistito, i giocatori sono la mia fortuna e ho una grande responsabilità verso di loro. Comunque non ho mai compiuto azioni scorrette o azioni che io, personalmente, non reputo corrette. Rendo l’idea? I vecchi procuratori facevano gli interessi delle società. Per me, prima viene il calciatore. Dopo di che, Nedved è costato alla Juve 77 miliardi di vecchie lire, ma poi ha fatto la storia recente della Juve».

Consigli per gli acquisti

Raiola capisce di calcio. Capiva di calcio. Non le azzecca tutte, perché nessuno è infallibile. Ma in questa intervista dette qualche pillola del suo sapere. Qualche previsione sul futuro: «Gaston Brugman, vent’anni, uruguaiano che gioca nell’Empoli. Uno dei più forti centrocampisti dei prossimi dieci anni. Peatjm Kasami, diciotto, seconda punta del Palermo. Jonathas, del Brescia. Bisogna sempre puntare sui giovani. Come allenatori? Massimo Ficcadenti del Cesena o Mauricio Pochettino, il trainer argentino dell’Espanyol». Non era andata benissimo fino all’ultimo nome. Si è riscattato alla grande. E oggi domina il calciomercato e divide la critica. Crosetti, oggi su Repubblica, l’ha definito «semplicemente un fenomeno». Non piacerà a tutti, non piacerà questa definizione. Ma vai a contraddirla, se ci riesci.

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