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Giacomo Urbano

Boomer convinto e impenitente della Media Valle del Volturno, cestita mancato, coach a scavalco, spettatore accanito. Cresciuto all’ombra dei pionieri dell’indicibile, diventato un assolutista dei sussurri, finito a professare il nec metu nec spe dei suoi studi giovanili. Preferisce che abbiamo ragione gli altri ed è contento che sulla terra ci siano Borges, la musica, l’isola dei Conigli, i porri e fagioli e le parole. Ama i distruttori che aggiustano l’esistenza e l’arricchiscono sabotandola. Oscilla rapsodicamente tra l’esaltazione e il disincanto. Crede, in scarna compagnia, che la fine dell’intimità sia la vera iattura dell’uomo contemporaneo. Per sbarcare il lunario si occupa di diritto, anelando la giustizia, tentando di esserne una parte imparziale, senza essere un ossimoro