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Kvara è un ragazzo di bar di provincia degli anni 80, Fellini lo avrebbe amato

Senza tatuaggi, giocherebbe con i calzettoni abbassati, Kvara è un puck come quello del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare

Kvara è un ragazzo di bar di provincia degli anni 80, Fellini lo avrebbe amato
Napoli's Georgian forward #77 Khvicha Kvaratskhelia (R) fights for the ball with Juventus' Italian defender #27 Andrea Cambiaso during the Italian Serie A football match SSC Napoli vs FC Juventus at the Diego-Armando-Maradona stadium in Naples, on March 3 2024. (Photo by CARLO HERMANN / AFP)

Kvara è un ragazzo di bar di provincia degli anni 80, Fellini lo avrebbe amato

Ora che ormai la storia è ai titoli di coda non possiamo dimenticare quello che è stato ed è ancora (voglio crederci) Kvara e cioè un ragazzo di un bar di provincia degli anni 80, la comparsa di un film del commissario Merli con i jeans stretti e la maglietta bianca. Lui con quell’aria scanzonata, strafottente, da anarchico di De André.

Kvara l’irriverente, con i suoi dribbling ignoranti, ragazzo fuori dal tempo senza tatuaggi e con la barbetta pelosa al punto giusto. Se potesse di sicuro giocherebbe con i calzettoni abbassati. Si è sposato pure, ma pochi lo sanno e senza esclusive.

Sì, a lui bisogna pensare rifilmando il gol all’Atalanta o quello fatto alla Juve o ancora a quelli mancati dell’altro anno o di quest’anno. Se ne dicono tante: mi ricorda questo, quell’altro, l’altro ancora. In realtà Kvara non è niente di simile a nessuno, è quello che scompiglia l’ordinario paludato del calcio di oggi, è la capriola in mezzo alla piazza, il saltimbanco che a vederlo non gli daresti due lire in mano, l’estro del mangiafuoco, l’equilibrio del trapezista. Fellini lo avrebbe amato, Antonioni detestato.

È lo scostumato che con ingenua sagacia crede all’incantesimo e trasforma in stupore il grigiore quotidiano del 4-4-3 o del 3-5-2.
A volte rischia di essere preso per stupido cocciuto, per cesellatore del proprio io ma poi lascia tutti attoniti quando ci si accorge che non ha altro fine che il delirio dell’istante, la gloria dell’istrione, giunto sulla vetta per poi precipitarvi. Quanto fa bene vederlo con la palla al piede e basta, venire incontro sulla fascia o tagliare al centro.

Kvara è un Puck come in Sogno di una notte di mezza estate

Puntare il terzino o il quinto di destra è quello che si deve fare, sempre, con continua ostinazione. Lui caracolla ciondolando, scevro dalla geometria del narciso, anche se si incaponisce contro il raddoppio, nella giusta convinzione che noi, disillusi spettatori esigiamo i gesti incompresi, anomali, assurdi. Quelli che ci fanno destare dal torpore della poltrona o dal chiasso inutile dello stadio.

Dare il meglio di sé perché noi spettatori ce ne nutriamo, questo vuole fare Kvicha, senza altra riconoscenza. Quando fa un dribbling, una sterzata, un tunnel, in realtà, elude i ringraziamenti, salta oltre gli applausi. Lui se ne fotte perché è l’insolito, l’incoerente, l’incontestabile magico che sferza il ciarpame dei noiosi tiki taka o delle inutili verticalizzazioni; è l’insorgere del miracolo nel pantano degli schemi ripetuti che sbattono sul centrale di turno, è l’incidente che incendia in delirio i destini degli esterni bassi di fascia. Kvara è un puck, come quello del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare: soltanto, ha la forma di un ragazzone georgiano, timido, impalpabile, con la zazzera. Tutto il contrario dell’altro georgiano, quello “meraviglioso” del romanzo di Gianni Rocca della biblioteca di mio padre.

Maldestro, perdigiorno, cazzaro, strambone, incapace in tutto se non a giocare, quello mi piace immaginare sia Kvara. Eppure, e proprio per questo, fa felice chi lo vede in campo o lo immagina in radiocronaca, è come l’angelo del Cielo sopra Berlino che sutura le ferite, che fa scorgere che tutto è possibile, che una bellezza nascosta ammanta le cose, a saperle vedere. Ed infatti fa dei passaggi, dei tiri, delle aperture che vede solo lui.

Ecco perché anche il prossimo anno, ovunque lui vada, sono sicuro che dirò a mio figlio: vieni qui a vedere la partita, anzi uno sprazzo, quello giusto, la tua favola della buonanotte, senza fate però ma con un folletto.

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