Figo: “La testa di maiale? La stampa aveva alimentato l’ostilità, accettai il Real perché ero arrabbiato col Barça”
A L'Equipe: "Al Barça ho trascorso cinque anni meravigliosi, sono partito perché avevo la sensazione che la dirigenza non mi riconoscesse il giusto valore".

2004 archivio Image Sport / Calcio / Portogallo / Luis Figo / foto Imago ONLY ITALY
Luis Figo, intervistato da L’Equipe, ha ricordato di quando passò dal Barcellona al Real Madrid e la “generazione d’oro” portoghese, con cui però non riuscì a vincere un trofeo.
Le parole di Luis Figo
“Nei giorni precedenti alla partita del 2000 la stampa aveva alimentato l’ostilità. Hanno oltrepassato il limite prendendo di mira la mia famiglia. Io cercavo semplicemente di concentrarmi sul gioco, ma ovviamente ero preoccupato per loro. Non è stato un esempio positivo per il calcio, ma mi ha fatto maturare“.
Il Pallone d’Oro vinto quell’anno:
“È stato un momento molto, molto speciale. L’ho vissuto come un riconoscimento di tutto ciò che avevo fatto fin dai miei inizi nel calcio: il lavoro, la dedizione e la passione che ci ho messo. È stato un grande orgoglio, un onore ricevere questo premio. Venticinque anni dopo, se ne parla ancora, il che dimostra quanto sia un trofeo unico“.
Da piccolo, giocava per strada nel quartiere Cova da Piedade, ad Almada:
“All’epoca giocavamo molto per strada, non c’erano veri centri di formazione. Facevamo le porte con quello che trovavamo e giocavamo uno contro uno. A volte giocavo anche in una piccola palestra di futsal. È così che ho sviluppato le mie capacità“.
A undici anni, entra nel club locale Os Pastilhas:
“Ci divertivamo molto, anche se non vincevamo spesso. L’anno dopo il club è fallito per mancanza di mezzi e sono andato a tentare la fortuna allo Sporting“.
Dopo cinque stagioni, Figo si ritrova al centro di una vicenda di mercato proprio mentre viene emanata la sentenza Bosman:
“Il mio contratto con lo Sporting stava per scadere. I dirigenti mi avevano promesso un rinnovo, ma non si concretizzava nulla. La Juventus mi fece una proposta e firmammo un precontratto. In quel momento il Parma mi propose un “vero” contratto. Firmai con loro, ma nel frattempo la Juve fece convalidare il nostro precontratto e mi ritrovai impegnato con due club“.
Viene così sanzionato dalla Fifa e il Barça ne approfitta:
“È stato semplicemente il destino. Mi piaceva il Dream Team, anche se quel ciclo stava finendo. Il club stava rinnovando la rosa, ero sedotto dal progetto ed ero molto felice di unirmi a questa squadra. Ho passato cinque anni meravigliosi a Barcellona. Lì è nata la mia figlia maggiore, ho vinto titoli, sono maturato e ho guadagnato prestigio. Una parte del mio Pallone d’Oro è legata al mio periodo a Barcellona“.
Poi, il passaggio al Real Madrid nell’estate 2000:
“Sono partito perché avevo la sensazione che la dirigenza del Barça non mi riconoscesse il giusto valore. Ricevetti questa proposta del Real mentre dentro di me c’era un misto di rabbia e risentimento. Alla fine ho firmato per il Madrid. Giocare in quella squadra era unico. Riunire i migliori giocatori del mondo nella stessa squadra era semplicemente straordinario. Abbiamo vinto tutto. Ognuno sapeva cosa doveva fare e andavamo molto d’accordo. Infatti siamo ancora amici“.
Nel 2005, a 33 anni, decide di andare all’Inter:
“A Madrid giocavo meno. Sentivo di poter ancora giocare al massimo livello e l’Inter mi ha accolto a braccia aperte, con rispetto e affetto. Ho passato lì quattro anni magnifici, proprio mentre il club tornava a vincere dopo diciassette anni senza scudetto“.
Sulla Nazionale portoghese, Figo ha dichiarato:
“La Francia ci ha spesso fermati. Ma penso che abbiamo posto le basi per le vittorie future. Il nostro lavoro ha probabilmente permesso alle generazioni successive di vincere l’Europeo del 2016 e due Nations League“.
La finale di Euro 2004 persa contro la Grecia non l’ha ancora digerita:
“Ero felice del percorso che avevamo fatto, ma triste per il risultat. Quell’estate avevamo unito un intero Paese attorno alla Nazionale. Nel 2006 abbiamo perso la semifinale per un soffio. Questo è il calcio“.











