Il Guardiola politico censurato dagli attivisti israeliani: «Pensi solamente al calcio». So Foot e Athletic lo elogiano

“Le parole hanno conseguenze, lavora a sette miglia dalla sinagoga di Heaton Park colpita da un attacco terroristico". Athletic lo definisce una voce scomoda

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Orlando 01/07/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Manchester City-Al Hilal / foto Imago/Image Sport nella foto: Josep Guardiola ONLY ITALY

Pep Guardiola non parla solo di moduli, pressing e costruzione dal basso. L’allenatore del Manchester City è tornato al centro del dibattito dopo le sue parole sul conflitto in Medio Oriente e sulla situazione umanitaria a Gaza. Parole pronunciate in conferenza stampa alla vigilia della semifinale di Carabao Cup e ribadite pochi giorni prima a Barcellona, durante un evento benefico di Act X Palestine.

“Nella nota ufficiale riportata dal Telegraph il Consiglio degli ebrei di Manchester ha sottolineato come”personalità di primo piano dovrebbero essere più caute nel linguaggio. Considerando gli attacchi subiti dalle comunità ebraiche in tutto il mondo”. Hanno accusato Guardiola di non aver mostrato sufficiente solidarietà verso le vittime di attentati antisemiti avvenuti nell’area di Manchester. Anche il gruppo North West Friends of Israel ha ricordato che l’allenatore lavora “a sette miglia dalla sinagoga di Heaton Park, colpita da un attacco terroristico”, avvertendo che”le parole hanno conseguenze”.

“Eppure, come evidenziato da So Foot, l’impegno di Guardiola su temi politici e umanitari non è episodico né improvvisato.”Già riconosciuto come uno dei più grandi allenatori della storia del calcio, Pep Guardiola si distingue anche per prese di posizione tanto coraggiose quanto rare nella professione”. Membro da anni di associazioni catalane impegnate nel soccorso in mare. Guardiola ha partecipato recentemente a un concerto di beneficenza per la Palestina, indossando una kefiah e parlando apertamente di genocidio. Durante quell’evento, l’allenatore ha detto: “Li abbiamo lasciati soli, abbandonati”, riferendosi ai bambini di Gaza. Un messaggio coerente con interventi precedenti: già lo scorso anno aveva ammesso che le immagini dei bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas lo avevano”profondamente turbato”.

“The Athletic racconta come Guardiola sia rimasto colpito dal fatto che nessuno gliene avesse mai chiesto conto prima: “È la prima volta in dieci anni che un giornalista me lo chiede”, ha detto, riferendosi alle sue posizioni su Palestina, Ucraina e Sudan (The Athletic). Per il tecnico del City, vedere oggi significa non potersi più girare dall’altra parte:”Se fosse dall’altra parte, mi farebbe male allo stesso modo”.

Lo stesso giornale sottolinea però la contraddizione più evidente:” Guardiola lavora per un club di proprietà di Abu Dhabi. Una realtà che rende il suo attivismo oggetto di critiche e accuse di incoerenza morale. Ma il dibattito, come osserva il quotidiano americano, rischia di trasformarsi in “whataboutery”, una caccia alla purezza morale che finisce per oscurare il tema centrale. “Non esiste una società perfetta. Io non sono perfetto, nessuno lo è”, ha detto Guardiola in una delle sue dichiarazioni pubbliche. In un calcio sempre più silenzioso, prudentemente allineato agli interessi economici e politici, la sua resta una voce scomoda. Forse contraddittoria, certamente discutibile, ma rara”.

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