Ronaldo è vittima del suo “Cristianesimo”, ormai non gli sta più bene niente (El Paìs)

"Cristiano non si adatta più a nessuna casa, a nessuno spogliatoio o a nessun campionato che non sia stato progettato appositamente per lui"

Ronaldo

Portuguese forward Cristiano Ronaldo (C-L), accompanied by his partner Georgina Rodriguez (C-R) and his son Cristiano Ronaldo Jr, greets the crowd at the Mrsool Park Stadium in the Saudi capital Riyadh on January 3, 2023, upon his presentation as an Al-Nassr player. (Photo by FAYEZ NURELDINE / AFP)

“È una persona proprio come te o me”, dice Georgina prima di perdere il segnale wifi perché la casa che abitano i Ronaldos a Madrid è troppo grande per beccare il segnale, pur con quattro router, nella prima stagione di “Yo soy Georgina”. Il fatto è che esiste un vero e proprio “cristianesimo”, scrive El Paìs.

“Il cristianesimo, come l’energia, non si crea né si distrugge: si trasforma. È sempre stato lì, anche se nei suoi giorni più gloriosi da calciatore sembrava un po’ offuscato da tanto talento. In più di un’occasione lo abbiamo visto disperarsi per il gol di un compagno di squadra, come se i gol non segnati da lui non contassero, e negli ultimi anni ha solo raddoppiato questa concezione monoteistica del calcio. Spinto dalla deferenza – egoistica, ma pur sempre deferenza – che i dirigenti della Saudi Professional League sembrano dimostrargli, le sue bizzarrie cristiane non si limitano più al campo, o addirittura al suo club, ma si estendono all’intero ecosistema del campionato”. Si riferisce allo sciopero di Ronaldo per difetto di campagna acquisti al suo livello.

In termini di maturità, la sua carriera mostra una sorprendente regressione, paragonabile solo a Il curioso caso di Benjamin Button. Poco o nulla rimane di quel giovane che lasciò Madeira per la Penisola Iberica per inseguire i suoi sogni e mettere ordine in famiglia, capofamiglia a un’età in cui la norma sarebbe chiedere la paghetta del venerdì e trascorrere il fine settimana con gli amici. Né c’è traccia del Ronaldo che andò a Manchester appena compiuti i diciotto anni e sbarcò a Madrid come una stella abbagliante del calcio mondiale”.

Cristiano non si adatta più a nessuna casa, a nessuno spogliatoio o a nessun campionato che non sia stato progettato appositamente per lui. Troppo grande per viverci, troppo fragile per condividerlo. Ecco perché piange, fa i capricci, scompare e persino fonda repubbliche indipendenti che si incontrano con Donald Trump alla Casa Bianca. E così, tra proclami cristiani e divani XXL, uno dei più grandi calciatori della storia si sta gradualmente allontanando dal football, l’unica stanza in cui, forse solo per una volta, non ha avuto bisogno che tutto ruotasse intorno a lui”.

Correlate