“Salta, Carlitos, salta!”. “Ricordatelo, come a Hanoi [Vietnam]!”. “Lanciati dalle montagne!”. Quando entra alla Caja Mágica di Madrid, il murciano ascolta sempre — come omaggio dell’organizzazione — il pugilistico Eye of the Tiger. Il tema che accompagnò la preparazione di Rocky Balboa, con Sylvester Stallone ancora una volta come fonte d’ispirazione. È il retroscena che racconta El Paìs alle prese con il giorno dopo il trionfo di Carlos Alcaraz a Melbourne.
“Racconta un membro dello staff del tennista che, per caricarsi, Alcaraz fantastica anche sulla saga di Rambo. In particolare sulla caduta nel vuoto dell’ex berretto verde su una fitta distesa di alberi in Rambo – First Blood. “Sono un toro! Sono un toro!”, urlava quattro anni fa nella sua versione più ardente, con la giugulare gonfia e sovraeccitato quando i match si facevano più duri man mano che avanzava a New York. “Dai, forza, parlati!”, gli consigliava domenica il suo tecnico, Samuel López, mentre il protagonista sottolinea che “il linguaggio è molto, molto potente”. Lo è, e Alcaraz, più contenuto rispetto a quel ragazzino che caricava a testa bassa allo Us Open del 2022, trasmette un messaggio costante di fame. Tutto fatto dopo l’Australia? Niente affatto. Senza fretta ma senza pausa, ora ha davanti a sé l’opportunità di costruire un’altra stagione storica”.
Dopo il trionfo in Australia, Carlos Alcaraz ha deciso di saltare il torneo di Rotterdam, rinunciando a 500 punti nel ranking, per recuperare energie dopo un mese molto dispendioso. Il suo calendario ripartirà invece da Doha (16–21 febbraio), per poi proseguire con la gira nordamericana sul cemento: Indian Wells (4–15 marzo) e Miami (18–29 marzo). Sullo sfondo restano gli obiettivi stagionali più ambiziosi, dalla Coppa Davis a Roland Garros, fino al sogno — dichiaratamente lontano ma presente — del Grand Slam annuale.
Continua El Pais:
“Sulla possibilità di vincere i quattro Slam nello stesso anno, diceva già nella notte di lunedì, prima di rientrare in hotel con il trofeo tra le mani: «È una cosa molto complicata. Ovviamente, a chi non piacerebbe? Noi lavoriamo per vincere il maggior numero possibile di Grand Slam. A chi non piacerebbe avere tutti e quattro nello stesso anno? Magari un giorno. Ma, come dico sempre, il modo migliore per affrontarlo è uno alla volta. Ho già l’Australia; ora bisogna festeggiare, goderselo, assaporare questo momento, perché sappiamo quanto sia difficile vincere un torneo così»”.