Helena Costa unica direttrice sportiva nel calcio misogino: “devono giudicarti per quanto sei brava, stop” (Athletic)
Soprannominata "Mourinho in gonnella", lavora per l'Estori, club portoghese. “Ho mostrato la mia personalità. Le persone possono guardarti come donna, ma poi ti giudicano sui fatti”

Portugal's Helena Costa speaks during a press conference on June 24, 2014 in Clermont-Ferrand, central France. The 36-year-old Costa made global headlines as the first woman to take charge of a men's professional team in a leading European nation after being named in May to coach Clermont, who play in France's second tier. Costa said on June 24, 2014 she had decided against taking up the coaching position at French side Clermont for "purely personal" reasons. AFP PHOTO / JEAN-PHILIPPE KSIAZEK (Photo by Jean-Philippe KSIAZEK / AFP)
Helena Costa a 47 anni ha aperto nuove strade per le donne in Paesi dove i loro diritti sono limitati (Qatar e Iran), ed è l’unica direttrice sportiva donna nel calcio maschile, all’Estoril, club di Liga portoghese.
Athletic l’ha intervistata:
“Non penso che abbia un impatto sulla mia vita, però è importante aprire porte. Ma è anche una responsabilità. Spero di aver cambiato la mentalità delle persone. Se sei un insegnante, non importa se sei una donna o un uomo: devi essere competente e bravo in quello che fai”.
“Il soprannome “Mourinho in gonnella” nacque quando ero al Clermont nel 2014”.
Ha iniziato il suo percorso da allenatrice nell’Academy del Benfica alla fine degli anni Novanta. Poi il settore giovanile del Chelsea durante la prima esperienza londinese di Mourinho. Tra gli altri incarichi, si è occupata delle nazionali femminili di Qatar e Iran.
“Prima allenatrice donna di una squadra maschile nelle prime due divisioni in Europa: ci fu un impatto pazzesco in tutto il mondo. Ma ho mostrato la mia personalità. Tutti gli allenatori avrebbero fatto lo stesso. Da allenatrice, il primo impatto è davvero importante. Ci sono aspettative, ci sono dubbi, ma una volta che inizi a lavorare deve essere naturale. Le persone possono guardarti come donna, ma devono giudicare quanto sei brava. Il ruolo di ds pùò essere un lavoro 24 ore su 24 senza nemmeno accorgersene”.
Nel mezzo, anche l’esperienza col Qatar:
“Allenare la nazionale femminile del Qatar è stato il lavoro più difficile della mia vita per via della cultura. Dovevamo costruire e sviluppare il calcio femminile, ma in un periodo di tempo molto breve.. Scuole primarie e università furono setacciate alla ricerca di talenti, vennero organizzati allenamenti per ragazze dagli otto anni in su e si convinsero i genitori a far giocare le figlie, nonostante le restrizioni tradizionali in Qatar sulla partecipazione di ragazze e donne al calcio. Non potevo fotografare le ragazze né mostrare quello che facevano o quanto velocemente imparavano”.











