Sinner soffre la personalità di Alcaraz anche a distanza, ricorda Agassi che perdeva pur di non incontrare Becker
Repubblica. "È stato vittima di un virus o altro? Il recupero di Alcaraz contro Zverev potrebbe aver minato le certezze dell’azzurro. Lui e lo staff devono capire cosa è successo”

Italy's Jannik Sinner hits a return to USA's Ben Shelton during their men's singles quarter-final match on day eleven of the Australian Open tennis tournament in Melbourne on January 28, 2026. (Photo by Martin KEEP / AFP) / -- IMAGE RESTRICTED TO EDITORIAL USE - STRICTLY NO COMMERCIAL USE --
La sconfitta di Sinner in semifinale a Melbourne ha lasciato non pochi strascichi e sicuramente altrettanti dubbi sulla sua tenuta fisica. L’analisi più pregnante è quella di Repubblica, che più che altro si pone domande sulla condizione fisica dell’alto-atesino già in partenza (crampi con Spizzirri, stanchezza sul lungo contro un 39enne, stanchezza con Darderi e con Shelton aveva il volto provato dalla fatica).
Sinner, Melbourne avrebbe dovuto rappresentare un trampolino per il 2026
Si legge così sul quotidiano:
“L’ altra notte è tornato in albergo alle tre. Non è stato facile prendere sonno. Troppi dubbi. Perché non sono fisicamente al 100%? Cosa ho sbagliato, dal punto di vista tattico? È stata una questione di personalità? Perché non vinco mai, quando la partita si trasforma in una maratona? Jannik ha bisogno di risposte e le deve trovare con la sua squadra. Subito. Si sono parlati pochissimo, durante la semifinale. Così non va. (…) C’è tutto il tempo per rimediare, d’accordo. Ma dove hanno sbagliato? (..) È stato ancora una volta vittima di un virus?
Jannik era negli spogliatoi ad aspettare la fine della partita tra Carlitos e Sascha: ha visto negli schermi lo spagnolo risorgere con una forza di volontà impressionante. Il colpo di scena potrebbe aver minato le certezze dell’azzurro. Che sembra soffrire la personalità di Alcaraz, così spontaneo, sorridente, amato dal pubblico.
André Agassi nel suo libro racconta che agli Australian Open del ’96, non sentendosi al meglio, inconsciamente scelse di perdere in semifinale con Chang, piuttosto che affrontare l’odiato Becker in finale con la certezza di perdere. Sinner sostiene di aver tutto sommato sbagliato «solo qualche colpo: un paio di scelte che altre volte sono andate bene». […]
La gestione tattica della partita, poi: quel farsi portare a spasso per il campo da un avversario di quasi 39 anni. Nel tennis contemporaneo, complice l’attuale assenza di quei pochi giocatori di talento (Draper, Rune, Mensik, ora Musetti), è diventato troppo facile, per uno forte come Jannik, arrivare in semifinale: però così si perde l’abitudine alla lotta ad alto livello. […] Ma l’Australia gli ha lasciato troppe domande. Con lo staff dovrà trovare delle risposte. Subito: è già tardi”.










