Spalletti: «Giochisti e risultatisti? Si può vincere in più modi, io ho la mia identità che cambio ma non la snaturo»
In conferenza: «Il mercato di gennaio è fatto per introdurre caratteristiche differenti che non hai, ci sono un paio di cose che potrebbero mancarci. Ho visto più volte Como-Milan».

Db Reggio Emilia 06/01/2026 - campionato di calcio serie A / Sassuolo-Juventus / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Luciano Spalletti
Alla vigilia del match contro il Cagliari, il tecnico della Juventus Luciano Spalletti ha tenuto la conferenza stampa.
La conferenza di Spalletti
Da domani si torna a giocare ogni tre giorni. Quanto sarà importante focalizzarsi su una partita alla volta?
«E’ così, zoom in e zoom out. Mettiamo a fuoco una cosa per volta. Zoom out è il progettare a lungo termine, ma attualmente per noi c’è solo Cagliari. È il Cagliari la partita di Champions».
Come stanno Bremer e Adzic?
«Di Bremer sono molto contento, sta migliorando di partita in partita. Sono infortuni che ti lasciano perplessità, ma ha lui ha fatto pulizia totale nella sua testa. Viaggia sempre un po’ col dosatore. Il cambio dell’ultima partita è stata solo una precauzione. In casi come questi è l’addizione degli sforzi che può dare problemi. Per il momento è dentro. Poi si ragionerà di volta in volta. Come giocatore è fortissimo, ma deve migliorare un po’ con la palla al piede, se si inserisce può affettare la squadra avversaria in un attimo. Adzic ha capacità straordinarie, da giocatore top. Mi piacerebbe che facesse un po’ di ordine nella sua testa, tra quello che deve lasciare e quello che deve sfruttare. Da fuori tira delle bastonate incredibili, ha motore, vede cose; poi ogni tanto si perde perché non fa la cosa facile due volte, ma cerca subito qualcosa di sensazionale. Adzic non si tocca, mi aspetto solo grandi cose. È un tesoro nascosto.»
Ha visto Como-Milan? È tornata la discussione tra giochisti e risultatisti:
«Como-Milan l’ho vista due volte. Perché ci sono sempre cose che puoi imparare, sia dal Como che dal Milan. Sarebbe bello approfondire certi temi. C’è quello che ti piace fare di più e ciò che ami, ma senza risultati è difficile… Il Como gioca così perché pensa che, così facendo, ha più probabilità di vincere. E per quanto visto in campo, fino a un certo punto, era anche un ragionamento corretto. Ma se giochi contro squadre dal blocco basso diventa rischioso. Sicuramente si può vincere in più modi. Io ho la mia identità e la so cambiare, perché mi dà la possibilità di essere differente, ma senza mai snaturarla. Bisogna sempre avere equilibrio difensivo, avere la prevenzione sulle palle perse. A me come filosofie piacciono entrambe, mi piace essere aperto a entrambe le strategie. Diciamo che lo stare più bassi e ripartire può essere un rischio nel calcio attuale: hai più palloni in area e ci sono episodi che ti possono penalizzare. L’altro modo è più difficile: pressare, giocare a campo aperto, fare fuorigioco, ma è anche un modo di giocare più stimolante, più bello e direi anche più internazionale. Ripeto: da tutte e due le parti si imparano cose.»
Si aspettava questa crescita da Locatelli? È adatto per fare il capitano?
«Chi lo dice che non è adatto a fare il capitano? Ci sono dei dati che parlano per lui: dopo Modric è uno dei migliori per passaggi chiave più riusciti. Ci sono giocatori più adatti a creare opportunità e quelli più adatti a tenere l’equilibrio e, per me, lui è perfetto per questo doppio ragionamento. Ora è entrato nel ruolo che vorrei conoscesse fino in fondo: sono missioni per il bene della squadra, a volte lui fa anche quel lavoro sporco che non sempre è visibile. Lo vedo in crescita costante ed è un buon capitano per la Juve.»
Si sta parlando di un potenziale nuovo 9, come vede David e Openda?
«David è cresciuto con tutta la squadra, alla squadra attuale ci si relaziona meglio. Ha capacità di creare spazi e i gol che ha fatto sono la conseguenza di questo. David e il gruppo sono complementari: hanno bisogno l’uno dell’altro. Siamo a braccetto. Openda ha caratteristiche diverse».
Si aspetta qualcosa dal mercato?
«Quello di gennaio è fatto apposta per introdurre caratteristiche differenti che non hai. E, per questo motivo, è dal mio arrivo che siamo sul mercato. Sono due mesi che conosco sempre cose nuove dai miei calciatori, con una visione del calcio come questa ti si aprono sempre nuove conoscenze. Sono convinto si possa crescere ancora, l’aspetto più importante sono queste novità. Ci sono un paio di cose che ci potrebbero mancare. Yildiz lo voglio lasciare tranquillo. È fortissimo e fa un lavoro straordinario, non gli voglio creare pressioni di alcun tipo. Kostic lo vedo motivato, Cabal è tornato ai suoi livelli. Quando i calciatori sono al top individuale puoi metterli ovunque».
Cos’ha imparato ieri sera dal Milan?
«Imparo cose che non voglio subire, come la loro qualità. Ci sono più modi di vincere una partita, c’è un modo coerente con la qualità del gioco, ma non devo avere un possesso fine a se stesso».
Come sta Yildiz? Ha recuperato dall’influenza? O è arrivato il momento di gestire un po’ la stanchezza?
«Sì, cercavamo un sostituto proprio per questo. Un calciatore è top perché sta dentro le partite o perché ha la giocata del campione, e Yildiz le ha entrambe. Un tempo si parlava di centrocampista box to box, nel calcio attuale ci sono anche gli attaccanti box to box e i difensore box to box. Nell’ultima partita Yildiz è sceso venti metri sotto la metà campo per fare dei contrasti. È un giocatore importante e vogliamo tutelarlo un po’. Però ha motore e di partite gliene vogliamo far fare tante. Domani Conceiçao è rientrante e non ha tutta la partita, l’impiego di Yildiz si lega anche ad altri ragionamenti. Yildiz forse può essere gestito a partita cominciata, quindi potrebbe partire dal 1′, ma può anche giocare prima uno e poi l’altro. Ha saltato un solo allenamento per un po’ di mal di gola. Oggi si è allenato benissimo».











