Lotito: «La squadra la fa la società, Sarri deve dare le indicazioni ai giocatori; comando io, lui è un dipendente»

«Non dobbiamo per forza comprare come se andassimo al supermercato. Sono valutazioni tecniche, economiche e caratteriali sui calciatori».

Lotito Lazio

As Roma 14/02/2024 - Champions League / Lazio-Bayern Monaco / foto Antonello Sammarco/Image Sport Nella foto: Claudio Lotito

Il presidente della Lazio Claudio Lotito ha parlato dopo la presentazione dei nuovi giocatori Ratkov e Taylor in merito al calciomercato.

Le parole di Lotito

Le dichiarazioni riportate dal Messaggero:

«Il mercato chiude il 31 gennaio (chiude il 2 febbraio, poi viene corretto), noi non dobbiamo per forza comprare come se andassimo al supermercato. Sono valutazioni tecniche, economiche e caratteriali sui calciatori e dovesse servire interverremo. Noi abbiamo anche tanti esuberi e se il mercato l’avessimo fatto in estate ci sarebbero state diverse situazioni. Per fortuna il direttore aveva allestito una squadra competitiva anche perché le altre ci chiedono i calciatori. Oltre al blocco del mercato ci sono stati infortuni e squalifiche non preventivabili che hanno condizionato i risultati delle partite. Vogliamo dare il massimo, poi dipende pure dalle altre squadre. Lavoreremo per riportare la Lazio in alto, per tanti anni siamo stati in Europa League, quest’anno è stato il primo che non ha potuto partecipare. Parlo di Champions ed Europa League, la Conference con tutto il rispetto la decliniamo. Noi non facciamo la collezione delle figurine Panini, ma valutiamo bene i giocatori».

Sul commento del tecnico Sarri per rafforzare la rosa, Lotito ha spiegato:

«A centrocampo abbiamo Cataldi, Vecino, Rovella, Dele, Taylor, Belahyane… se giocano o non giocano è un altro discorso. Poi possono non piacere dal punto di vista tecnico. La squadra la fa la società. L’allenatore dà indicazioni che servono, noi poi scegliamo i giocatori. Pensate con il blocco di mercato cosa avrebbero fatto tante altre società. A casa mia comando io, gli altri sono dipendenti. Non decidono gli altri, è la prima cosa, altrimenti è la baraonda. A me non interessano le battute e le parole, io parlo di fatti. Noi non abbiamo nascosto a nessuno del mercato chiuso. C’è stato un abuso, la società non aveva problemi, ci hanno creato un danno di 90 milioni, noi Castellanos lo avevamo venduto a 45. Avete visto l’atteggiamento suo sul campo? Quando abbiamo scelto l’allenatore, sapeva qual era la rosa, no? Poi il gioco può andare bene o no, ma a livello tecnico questa rosa vale, sennò non ce l’avrebbero chiesti no? Non funziona così. Se ho un problema tecnico, cerchiamo di cambiarli. Io non prego nessuno, solo la domenica in chiesa. Qui vengono pagati e devono venire contenti, orgogliosi di essere alla Lazio. Se uno non vuole venire, non viene per forza. Raspadori non è Maradona e nemmeno alla Roma è andato, vediamo cosa farà. Se tu sei un bravo allenatore devi formare i calciatori».

Ha aggiunto:

«Abbiamo interesse ad accrescere il valore della rosa, in sintonia con le caratteristiche che ci vengono richieste dal tecnico. Per altri allenatori la rosa è competitiva. Stiamo facendo delle scelte, stiamo cercando dei giocatori. Perché ci dobbiamo fasciare la testa prima di rompercela. Quando c’era Sarri… lui non gradisce la Conference, lo condivido. Secondo me crea solo danni a un club che è strutturato. Non porta valore aggiunto. Uno rinuncia nei comportamenti, non si può rinunciare. Questo mestiere lo facevo a un altro livello, soprattutto nella politica. L’aspetto cronologico è importante. Noi non aspiriamo alla Conference, non costruite ragionamenti. La Lazio è una società che sa quello che fa, ha una situazione economica importante, che forse altre squadre non hanno. Noi ci muoviamo in silenzio, facciamo quello che dobbiamo fare. Siamo concentrati su Academy, stadio e la quotazione al Nasdaq, che è stato molto apprezzato nell’ambiente americano. Riteniamo che questo possa far fare un grande salto al club, per noi è molto importante».

Infine, il patron ha difeso il suo operato:

«Noi non siamo nati oggi, ma nel 1900. Per tutelare quella storia io mi sono caricato 550 milioni di debiti. Il resto sono tutte chiacchiere. Altri club hanno preferito ripartire da zero, noi abbiamo la matricola originale. Questo è un sacrificio per cui ancora ci lecchiamo le ferite, io ancora sto pagando i debiti, finiranno nel 2027 e non sono stati creati da me. I 550 milioni erano soldi importanti, voi non sapete nemmeno come si scrivono. Finalmente a novembre del 2027 sarà finita tutta questa storia, la Lazio recupererà 30 milioni di cassa, così possiamo fare ulteriori investimenti. Ringrazio i miei predecessori, avete visto che ho chiamato Cragnotti? Grazie a lui la Lazio ha proseguito nel cammino. La Lazio è una società strutturata, non fa le collette. Ha un centro sportivo, ecc. Tutto questo senza fare debiti, questo è tuto pagato, non ci sono debiti o leasing. La Lazio ha un patrimonio immobiliare di circa 300 milioni».

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