Dorothea Wierer: «Non cambierei mai la mia vita con quella di Sinner»

A La Stampa: «Non ha privacy che per me, invece, viene prima di tutto. Agli altri sport invidio il tifo, mi piacerebbe avere il tifo dei nostri tennisti. Anche se adesso hanno una pressione esagerata».

Dorothea Wierer

Italy's Dorothea Wierer warms up at the shooting range prior to the women's 7,5km sprint event of the IBU Biathlon World Championships in Nove Mesto, Czech Republic on February 9, 2024. Michal Cizek / AFP

Paolo Brusorio su La Stampa intervista Dorothea Wierer, campionessa italiana del biathlon. Sarà protagonista ad Anterselva per i prossimi Giochi«Saranno le ultime gare della mia carriera: dove sono cresciuta e davanti a tutta la mia gente. Meglio di così non potevo chiudere e lo dico al netto dei risultati. Senza l’ossessione per l’oro».

 Forti, ma ancora poco conosciuti. Che cosa invidia alle altre discipline?

«Il pubblico. Ma solo in Italia perché all’estero le tribune sono stracolme. Ecco, mi piacerebbe avere il tifo dei nostri tennisti. Anche se adesso hanno una pressione esagerata».

A proposito: scambierebbe vita con Sinner?  «Mai».

Soldi, fama, successi: perché? «Non ha privacy che per me, invece, viene prima di tutto. Mia sorella ha dato lezioni di sci di fondo al suo manager a Sesto Pusteria e parlandogli ha conosciuto un po’ il mondo di Jannik. Poi, certo, mi fa piacere se mi riconoscono per strada».

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Sinner e le polemiche sull’italianità: chi più di lei può spiegarcele?

«Basta, io sono orgogliosa di essere italiana e anche del posto dove sono nata. A qualcuno piace fare polemica giusto per mettersi in mostra».

Per anni ha trainato il biathlon quasi da sola: orgogliosa? «Sì, del cambiamento e della crescita. Una volta si festeggiava per un posto nei quaranta. Ora si fanno i pronostici su quante medaglie possiamo vincere senza contare che il biathlon è pazzo, un refolo di vento quando spari ti fa salire o scendere dal podio. Non ha eguali»

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