Zazzaroni: «Conte ha vinto sei mesi fa partendo dal decimo posto, c’è un accanimento assurdo nei suoi confronti»

A Radio Deejay: «In estate juventini e milanisti lo avrebbero preso e ripreso facendo carte false. Ora tutti sparano su di lui, a partire dagli interisti»

Napoli conte zazzaroni Juventus-Napoli, Conte a Dazn

Napoli's Italian coach Antonio Conte looks on ahead of the Italian Serie A football match between Napoli and Como at the Diego Armando Maradona stadium in Naples, on November 1, 2025. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP)

Ai microfoni di Radio Deejay, Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, ha fatto il punto sulla situazione del Napoli e ha parlato di Antonio Conte. A suo avviso, il tecnico è al centro di molte discussioni, tra tifosi e media, e spesso viene giudicato più per la sua immagine che per i risultati sul campo. Ha raccontato:

«Mi sono beccato di tutto perché l’ho difeso e lo difenderò sempre: ho letto delle robe, ti giuro… C’è un accanimento nei suoi confronti: in estate juventini e milanisti lo avrebbero preso e ripreso facendo carte false. Anche gli interisti ce l’hanno con Conte, li ha riportati al successo. Tanta gente parla senza parlare con allenatori, presidenti, giocatori e dirigenti: scoprire nel 2025 com’è fatto Conte è vergognoso.»

Le parole di Zazzaroni

Sulla comunicazione di Antonio Conte e le critiche ricevute negli ultimi mesi, ecco il commento che mette le cose in chiaro:

«E’ ridicolo, è social. Conte è questo ed è sempre stato questo: prendere o lasciare. Il calcio è sempre quello: la comunicazione ha un valore quando vinci, quando perdi non esiste perché ti massacrano comunque. Adesso hanno messo Conte contro Chivu perché Chivu ha la nuova comunicazione: ma Cristian è bravo e sta vincendo. Quando perderà due partite, la comunicazione andrà in secondo piano. Questa è l’Italia, c’è gente che vuole soltanto rompere le palle. Antonio ha vinto sei mesi fa con una squadra partita dal decimo posto, ma di cosa parliamo.»

La Gazzetta riflette se la pausa di Conte più che di riposo sia di riflessione

“Quello che colpisce è l’abbinamento a Conte, che non è un allenatore qualsiasi: è l’incarnazione dell’ossessione, dell’intensità vista come metodo e identità. Il riposo, in genere, lo chiedono i suoi giocatori se è vero che Eder è solo l’ultimo ad aver confessato di aver vomitato dalla fatica durante gli allenamenti di Conte e se all’origine delle recenti frizioni a Napoli ci sono proprio le lamentele della squadra per le sue doppie sedute troppo intense. Se perfino lui sente il bisogno di tirare il fiato, allora il messaggio va oltre la squadra, oltre la cronaca. Parla forse dello sport di oggi. Che è diventato troppo, in tutto, nell’infittirsi delle date e delle richieste. Almeno che quello di Conte non sia stato altro, un segnale di disamoramento, e ci sia sì stanchezza ma dentro il rapporto con la sua squadra, e la pausa, come accade a tante coppie, più che di riposo sia di riflessione (e poi lo sappiamo tutti come va a finire 9 volte su dieci, «pausa di riflessione» segue il «restiamo amici»)”.

 

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