“Arabo di merda”, “gioca per la Spagna ma sempre moro è”: Yamal è il più insultato in Spagna da xenofobi e razzisti

Una sera a Movistar+, Burgos disse: «Se non gli va bene nel calcio, finirà a un semaforo». Il padre scoppiò a piangere, Lamine disse: “voleva farmi un complimento, non ha trovato le parole giuste»

Yamal

Barcelona's Spanish forward Lamine Yamal (2nd L) and his family pose upon arrival before the 2025 Ballon d'Or France Football award ceremony at the Theatre du Chatelet in Paris on September 22, 2025. (Photo by FRANCK FIFE / AFP)

Lamine Yamal, 18 anni, vestito Dolce&Gabbana a Parigi, felice e circondato dalla famiglia, simbolo di un calcio nuovo e globale. Ma mentre riceve il Trofeo Kopa, la rete ribolle di insulti razzisti: “arabo di merda”. L’Osservatorio spagnolo sul razzismo, in un documento pubblicato da El Paìs ha contato 33.438 contenuti d’odio nella scorsa stagione, in gran parte rivolti a lui e a Vinicius. I picchi coincidono con i grandi match, dove la rivalità sportiva diventa rancore identitario. La madre piange, il padre chiama Laporta, ma Yamal risponde solo sul campo: “Io parlo lì”. E intanto la Spagna si guarda allo specchio, ancora incapace di riconoscere i suoi figli più nuovi.

Lamine Yamal il più insultato in Spagna

“Moro di merda”. È uno degli insulti vomitati sui social lo scorso 22 settembre (la sera del Pallone d’Oro).

Nel suo caso le umili origini familiari e i Paesi di provenienza dei genitori — la madre è della Guinea Equatoriale, il padre del Marocco — pesano nel modo in cui una parte dei suoi connazionali lo percepisce e lo tratta. O, almeno, quella parte che si manifesta sui social. I suoi gol, le sue esultanze o i suoi post più rumorosi, insieme all’incontestabile successo come uno dei migliori calciatori del momento, suscitano l’odio di chi lo considera “diverso” per origini e colore della pelle. E non è l’unico. Lo stesso accade al madridista Vinicius Jr. o ai giocatori dell’Athletic Iñaki e Nico Williams, che in più occasioni hanno denunciato gli attacchi razzisti subiti in Spagna.

Leggi anche: Yamal il catalano che i catalani non amano. Non è uno di loro, lo scrutano attraverso un razzismo latente (El Paìs)

L’Osservatorio su Razzismo mette Lamine Yamal, Vinicius e Mbappé sul podio

L’osservatorio spagnolo sul razzismo e la xenofobia (Oberaxe) è impegnato da anni nella prevenzione dei discorsi d’odio in ambito sportivo. Grazie al sistema Faro, che applica l’intelligenza artificiale ai metodi dell’Oberaxe, sappiamo che nella scorsa stagione calcistica in Spagna sono stati rilevati 33.438 contenuti segnalabili, di cui piattaforme hanno rimosso il 33% totale.

Facebook è stato tra o più reattivi, eliminando il 62% dei contenuti denunciati; X (Twitter) solo il 10%. Nel rapporto, al quale ha avuto accesso El País, si sottolinea che l’odio online è rivolto soprattutto ai calciatori: Lamine Yamal è il bersaglio del 60% degli attacchi e Vinicius del 29%, ricevendo dunque una quota enorme di insulti. In misura minore compaiono anche nomi come Mbappé, Balde, Brahim Díaz o Iñaki Williams, colpiti per tratti biologici e stereotipi associati.

Gli insulti causa delle campagne sull’immigrazione della Politica

Scrive El Paìs:

“Quando la politica e i partiti fanno dell’immigrazione uno dei loro temi principali, il discorso politico finisce per influenzare altri ambiti, come il calcio”, afferma Javier Gomá, filosofo e direttore della Fondazione Juan March. Analizzando i dati per squadra, Real Madrid (34%) e Barcellona (32%) concentrano insieme oltre il 65% dei messaggi negativi. Seguono Real Valladolid (17%), Valencia (8%), Athletic (6%), Real Sociedad (5%) e Atlético de Madrid. “Questa distribuzione riflette non solo la popolarità di questi club, ma anche come la rivalità sportiva possa intrecciarsi con espressioni discriminatorie”, spiegano le ricercatrici dell’Oberaxe.

Tra i commenti su Yamal: “per quanto giochi per la Spagna, resterà sempre un moro”. Come sottolinea Gomá, il fatto che Yamal sia spagnolo è una verità che molti scelgono deliberatamente di ignorare: “L’odio non ama le precisazioni, né la verità; cerca l’applauso del gruppo in una liberazione pubblica”.

Lamine Yamal ci passa sopra, la sua famiglia no

Il suo entourage, in conversazioni con El País, conferma che i commenti razzisti non lo turbano. Forse ha ormai normalizzato l’odio al punto da saperci scherzare sopra. Sa su cosa concentrarsi, cosa leggere e cosa ignorare, anche se soffre per la pressione mediatica costante: “Si stanca di vedersi ovunque, quello sì lo stressa. Ma il razzismo no, non si fa mai la vittima; al contrario, risponde: Io parlo in campo”, raccontano i suoi familiari.
La famiglia, però, lo vive diversamente. Come quella sera di Champions in cui “El Mono” Burgos, allora commentatore su Movistar+, disse: “Se non gli va bene nel calcio, finirà a un semaforo”. Il padre scoppiò a piangere e chiamò Joan Laporta per chiedere una reazione ufficiale del Barça; la madre pretese un comunicato dal team stampa del figlio. Ma il giorno dopo, Yamal scusò Burgos: “Voleva farmi un complimento, solo che non ha trovato le parole giuste”, disse.

 

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