Al Bar 900 c’è un po’ di preoccupazione

Aria sudamericana al bar Novecento: un Lino con la pelata color bronzo ha ripreso trionfalmente posto alla cassa, rientrando da un viaggio a Cuba. E’ mancato per un mese, con la nobile finalità di portare la propria bambina e la moglie, nativa del meraviglioso Paese caraibico, a casa dei nonni lontani; se poi uno riesce a fare qualche bagno nei paraggi della barriera corallina, che male c’è?
Sta di fatto che i fratelli, per i quali Baia Verde è ormai un lontano ricordo, sono un po’ lividi nei riguardi dell’ottimo cassiere e si rifanno con l’unica arma che hanno: la piena conoscenza di quanto sia successo nell’ultimo mese in casa azzurra.
Gianni è più acrobatico del solito, tra i vapori della monumentale macchina del caffè: “per esempio, abbiamo comprato Sosa. Ti rendi conto? Sosa!” Lino spalanca la bocca: “Il Pampa? E’ tornato il Pampa? E come li tiene mo’, i capelli?” Antonio sbuffa: “Ma quale Pampa e Pampa, questo è un trequartista, una mezza punta, pure se tiene i capelli simili al Pampa è tutta un’altra cosa!” Lino insiste: “Pure il Pampa era una mezza botta, sempre una mezza qualcosa era, insomma. E quanti gol ha fatto, fino a mo’, questo Sosa?” Gianni scuote il capo: “Nessuno, quello ha giocato meno di un quarto d’ora. Si deve aspettare, ha detto Bìgon.” Lino si gratta la pelata: “Ho capito, si deve aspettare per questo Sosa. E a centrocampo, chi abbiamo pigliato? Inler è venuto?” Antonio schiaffa un hamburger sulla piastra, nervosamente: “No, nessun Inler. Abbiamo pigliato a Yebda.”
Lino fa la faccia di chi viene preso per i fondelli, ma non capisce come: “E chi è? Dove giocava?” Gianni gli risponde con sufficienza: “Allora: Sosa faceva la riserva nel Bayern, dove ha fatto cinque o sei partite in tre anni, l’hanno prestato in Argentina e ha giocato un poco là; Yebda l’abbiamo preso dal Benfica, ma il Benfica l’aveva dato al Portsmouth dove l’anno scorso è retrocesso in serie B; Cribari l’abbiamo preso dalla Lazio, ma l’anno scorso è retrocesso col Siena; Dimitru è un ragazzo di diciannove anni, Lucarelli l’abbiamo preso dal Parma ma l’anno scorso è retrocesso col Livorno. Lo vedi, a partire e andare in un posto senza Correre dello Sport quello che succede?”
Lino allarga le braccia, sconvolto: “E se lo sapevo, non mi muovevo da qua. Ma come, abbiamo pigliato gli scarti di tutti? Nessuno giocava nella squadra che ce l’ha venduto? Sono andati tutti in serie B, dovunque giocassero? E chi abbiamo venduto?” Antonio fa sforzi enormi per non sembrare più abbattuto del solito: “Abbiamo venduto Datolo, Denis e Cigarini che giocavano in nazionale prima di venire a Napoli, Quagliarella che ci gioca ancora e un mare di esuberi che, almeno questo, si spera che a Napoli non li vedremo più.”
Lino è rimasto basito: “’Azzo, e la chiamano campagna di rafforzamento, la chiamano! Ma almeno Cavani ci sta ancora o ce lo siamo venduto subito?” Lo rassicuro, Cavani per fortuna è tutto nostro, e sta anche segnando in modo adeguato. E gli dico pure che in fondo non è detto che un giocatore che ha fatto una stagione fortunata non sia fortissimo, e che a volte basta cambiare ambiente per dare il meglio di sè. Lui annuisce, si illumina in volto e mi fa: “Avete ragione, dotto’: lo ha detto pure il direttore Bìgon, no? Bisogna solo aspettare un po’!” E Antonio mormora, truce:”E sì, aspettiamo. Noi aspettiamo sempre. E intanto gli altri vincono gli scudetti.”

Maurizio de Giovanni, 15 settembre 2010

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