A Padova ultras in piazza e poi ricevuti (tra loro anche chi ha il Daspo) dai candidati sindaco

Quindici notti fa, alle quattro del mattino, con negli occhi e nell’animo quel che avevamo vissuto all’Olimpico, Vittorio Zambardino scrisse quest’articolo intitolato “Nascondetevi pure dietro la camorra, tanto lo sapete che siamo alla metastasi del calcio italiano”. Poi, come spesso accade, soprattutto a Napoli, una parte della città si è soffermata sulla ricerca di una specificità napoletana a proposito dei fatti dell’Olimpico.

Specificità che esiste per la contiguità delle frange violente con la criminalità organizzata (che altrove non esiste), ma che non esiste nel rapporto perverso tra ultras e società di calcio, nell’affermazione e rivendicazione di un vero e proprio movimento politico ai danni dei cosiddetti tifosi “normali”, come abbiamo visto con le minacce subite domenica scorsa a Roma da chi avrebbe voluto sostenere la propria squadra e non accodarsi allo sciopero del tifo.

Come dimostra quel che è successo oggi a Padova, dove duemila tifosi sono scesi in piazza per manifestare contro il presidente della squadra di calcio, Diego Penocchio. Al termine del corteo, una delegazione di tifosi (tra cui alcuni “daspati” e coinvolti in scontri all’esterno degli stadi) hanno incontrato i candidati sindaco e il vicesindaco reggente. Proprio come si farebbe con una delegazione di lavoratori o un movimento locale. Siamo ben oltre la trattativa. Non solo. Al termine dell’incontro, il vicesindaco si è dichiarato soddisfatto dell’incontro. Per chi volesse saperne di più, può leggere quest’articolo, al momento in apertura dell’homepage del Corriere di Padova. È superfluo aggiungere che al momento questa notizia sulla home page del Corriere della Sera non c’è.

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