Moratti: “Volevo Totti all’Inter, ma Sensi mi disse che non se ne parlava. Si comportò da romanista, non da commerciante”
Su Repubblica: "Marotta interista? Lo sa solo lui. Di sicuro è un grande professionista, e da interisti non possiamo che esserne contenti."

Db Milano 11/07/2023 - funerali Luisito Suarez / foto Daniele Buffa/Image nella foto: Massimo Moratti
Moratti voleva Totti all’Inter, e ci provò sul serio: a raccontarlo è lo stesso Massimo Moratti in un’intervista a Repubblica alla vigilia di Roma-Inter, che è già uno scontro scudetto. L’ex presidente nerazzurro apre il cassetto dei ricordi e svela un retroscena di mercato che riguarda il capitano giallorosso di allora.
Moratti voleva Totti, ma Sensi disse di no
Se avesse potuto togliere un giocatore alla Roma del suo periodo, chi avrebbe preso?
“Totti. Ci provai. Dissi a Sensi che non avrei fatto storie sul prezzo. Mi rispose che non se ne parlava. Si comportò da romanista, non da commerciante. Dalla Roma presi Batistuta. Fece un gol soltanto ma lo rifarei.”
Un no netto, quello di Franco Sensi, che Moratti racconta oggi senza rimpianti: la stima per il gesto (da tifoso prima che da dirigente) e, in cambio, l’affare Batistuta chiuso comunque con i giallorossi.
Cosa gli piace di questa Roma e il Roma-Inter del cuore
Cosa le piace di questa Roma?
“Malen. Si muove bene, vede la porta, dialoga con Dybala. Dell’Inter mi stupisce la forza d’animo. Lunedì perdeva 2-0, ma nessuno ha pensato che potesse perdere.”
C’è un Roma-Inter che ricorda con affetto?
“Avevo quattordici anni, ero a Roma con mio padre. Sognai la partita, prima che si giocasse, e andò esattamente come l’avevo immaginata. Ma la più bella ovviamente è la finale di Coppa Italia 2010. Durissima.”
La decise Milito, che poi contribuì a portare Lautaro all’Inter. Il Toro ha superato il Principe?
“Milito è insuperabile. Se fossero stati contemporanei, i due argentini sarebbero stati una coppia formidabile. Altri che avrei voluto con me sono Barella e Dimarco. Si sarebbero giocati il posto nella squadra del triplete.”
Il riferimento è alla finale di Champions del 2010 e a quel Diego Milito che resta, per Moratti, il simbolo dell’annata perfetta — un metro di paragone pesante persino per l’attuale capitano Lautaro.
Il calcio dei proprietari e la battuta su Marotta
Era il calcio dei grandi proprietari italiani. Cosa è rimasto?
“Ci si facevano dispetti, nessuno voleva fare la figura del fesso, qualcuno era più di parola di altri. Però era divertente, quello che dicevamo pesava. Oggi i presidenti non sono proprietari. E se lo sono pensano a vendere i club.”
Una fotografia malinconica di un’epoca finita, quella dei presidenti-tifosi — un tema su cui Moratti è tornato più volte, arrivando perfino a esaltare De Laurentiis per aver trasformato la passione in un business.
Pensa che Marotta sia diventato interista?
“Lo sa solo lui. Di sicuro è un grande professionista, e da interisti non possiamo che esserne contenti.”
Una chiusura diplomatica su un dirigente il cui peso resta centrale nelle vicende nerazzurre. Del resto Moratti, anche di recente, non ha mai fatto mancare la sua voce sul campionato, dagli elogi ad Allegri fino alle previsioni sulla corsa Inter-Napoli.