Quanta gente voleva far fuori Lotito, a partire dai clan fino a politica e finanza. E le chiamano “proteste dei tifosi”

Il Domani ricostruisce la rete di interessi dietro la contestazione al presidente della Lazio che - poverino - difendeva la legalità. In Italia è un comportamento imperdonabile

Quanta gente voleva far fuori Lotito, a partire dai clan fino a politica e finanza. E le chiamano “proteste dei tifosi”

As Roma 23/05/2026 - campionato di calcio serie A / Lazio-Pisa / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Claudio Lotito

Cosa deve sopportare Claudio Lotito. Che la narrazione detta come una sorta di nemico del popolo laziale, quello che non gli compra i giocatori. Il presidente più osteggiato d’Italia, anche se la Lazio vola dopo 4 giornate anche grazie ad un mercato accorto e ben ragionato. Il dietro le quinte di quella che con troppa faciloneria derubrichiamo “protesta” dei tifosi è però molto più pesante. “Secondo gli investigatori che indagano sugli interessi attorno alla Lazio c’è una morsa che stringe Claudio Lotito”, scrive Nello Trocchia su Domani. Una morsa doppia, una che parte dalla piazza, l’altra che arriva dalla Roma che conta tra politica e finanza, i vertici della banca del Fucino sono indagati per manipolazione del mercato“.

Diabolik e la criminalità organizzata

L’indagine – spiega il Domani – “coordinata dai pubblici ministeri Francesco Cascini e Francesco Gualtieri, sta ricostruendo rapporti e pressioni sui calciatori da parte di chi comanda la curva biancoceleste. Non solo, anche attività in curva consentite dai capi ultrà, i liberi che si muovono in nome e per conto di Ettore Abramo, detto Pluto. Un tempo fedelissimo di Piscitelli, oggi vicino al mondo del clan vincente, i Senese, sotto il cui ombrello era cresciuto anche Diabolik. Domani ha raccontato che nei mesi scorsi addirittura Pluto era nello stesso carcere di Peppe Molisso, detto il Barba, uno al quale non si può dire di no. Molisso è indagato, raggiunto da misura cautelare, proprio per l’omicidio di Piscitelli insieme al re, Michele Senese detto il pazzo”.

Ultras Lazio diabolik Lollobrigida

Di questo si tratta, quando leggiamo “proteste”: la criminalità organizzata. “Gli ultrà – continua Trocchia – si sono sempre difesi spiegando che si tratta di illazioni, raccontando sui social le raccolte di fondi per attività benefiche e che le critiche sono rivolte a un presidente che ha impoverito la Lazio e il suo futuro”.

La finanza e la politica

Ma “a quanto risulta a Domani l’indagine dell’antimafia potrebbe riunificarsi con quella che ipotizza la manipolazione del mercato, che vede indagati il faccendiere Luigi Bisignani e i vertici della banca del Fucino. A firmare il decreto di perquisizione c’è un pubblico ministero dell’antimafia, a indagare c’è il nucleo investigativo dei carabinieri, e l’incrocio potrebbe essere inevitabile. La regia unica tra il mondo di sotto e quello di sopra, in mezzo Lotito”.

Ma l’intreccio è molto più fitto di così. E c’è anche la politica, di mezzo. Come racconta Trocchia, “in piazza per chiedere a Lotito un passo indietro c’è andato anche Francesco Rocca, presidente della regione Lazio e tifosissimo dei biancocelesti (…) sostenuto da una coalizione di centro-destra e amico degli Angelucci. Gli imprenditori padroni della sanità privata nel Lazio (che è il core business di Lotito, ndr), editori de Il Tempo, il giornale che ha ospitato l’editoriale di Bisignani che consigliava a Lotito di affidarsi a diversi protagonisti economici e finanziari tra questi Masi e Maiolini della Banca del Fucino”. Tutto collegato, secondo gli investigatori. Al di là delle eventuali responsabilità che la giustizia evidenzierà, questo è quello che deve sopportare Lotito.