Ruben Amorim spiega perché il Milan dovrebbe esonerare Ruben Amorim
Ha una capacità d'analisi sovrumana e non riesce a trattenersi: le interviste post-Benfica sono una confessione dettagliatissima: "Mancano organizzazione, qualità e comprensione della gara"

Db Milano 28/08/2026 - campionato di calcio serie A / Milan-Venezia / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Ruben Amorim
Se c’è uno che conosce Ruben Amorim, è Ruben Amorim. E se c’è uno che è capace di spiegare dove ha fallito Ruben Amorim, beh… è Ruben Amorim. Al tecnico del Milan non fa difetto la favella, tantomeno l’autoanalisi. La sommatoria delle due cose produce un flusso di coscienza irresistibile. Basta unire le sue interviste post-Benfica: Ruben Amorim spiega perché il Milan dovrebbe esonerare Ruben Amorim, in pratica. Va letto tutto di fila, possibilmente senza rifiatare, dimenticate la punteggiatura. E’ una confessione.
“Non siamo organizzati”
“Questa conversazione riguarda le mie idee: a volte creiamo più problemi a noi stessi quando abbiamo la palla piuttosto che quando ce l’ha avversaria. Stiamo cercando di creare automatismi, ma non creiamo. Teniamo la palla ma ci manca creatività vicino l’area di rigore. Quando abbiamo subito il gol nel primo tempo, abbiamo perso totalmente quello che dovevamo fare: volevamo fare tutto velocemente ma senza qualità. Perdiamo la palla in certi momenti che sono davvero pericolosi”.
“Non so se è mentale. È la seconda partita di fila che nel primo tempo non siamo in partita. Non possiamo concedere gol in quei pochi momenti in cui dobbiamo difendere l’area. Già abbiamo difficoltà a fare gol, se li subiamo diventiamo nervosi e diventa tutto più difficile”.
“Tutto è collegato. Non siamo molto organizzati. Nel primo gol quando il giocatore conduce palla noi siamo già troppo bassi. Quando perdiamo palla siamo tutti troppo vicini e bassi. Dobbiamo migliorare la difesa, dobbiamo segnare per primi e portare la partita su un piano diverso: non creiamo tante opportunità”.

“Manca organizzazione, qualità e comprensione della gara”
“Nessuno attaccava lo spazio dietro la difesa. I trequartisti non hanno spazio perché non attacchiamo lo spazio dietro la difesa. Noi dobbiamo correre dietro i difensori. Andiamo tante volte vicino l’area ma nessuno attacca l’area. Avanti col 3-4-2-1 o cambiare? Ma io cambio di continuo. C’è molto da migliorare. Ci stiamo creando problemi da soli quando abbiamo il pallone. Non creiamo molte occasioni e, quando subiamo gol per primi la squadra si disorganizza e soffriamo molto. Andiamo completamente in ansia quando subiamo il primo gol. Dobbiamo stare più calmi, mantenere l’organizzazione e mostrare un’energia diversa. Non è solo una mancanza di energia, è una questione di organizzazione, qualità di palleggio e comprensione dei vari momenti della gara. Quando si subisce una rete, bisogna tenere il pallone e non buttarsi in avanti senza alcun criterio tattico. Perdiamo la nostra identità non appena andiamo sotto”.
Aggiungiamo che prima della partita gli avevano chiesto un’opinione sulla rosa “poco adatta al suo gioco”. Risposta: “In parte sì. Non ho la caratteristiche perfette perché è impossibile arrivare in un nuovo club e avere tutto già pronto”. Due settimane, segnala la Gazzetta, diceva che la società gli aveva fatto “un mercato da 10”. (E vorremmo pure vedere).
Estremamente convincente, Amorim. La domanda successiva è: che ci fa ancora su quella panchina? Intanto ha avuto un’illuminazione: dice che devono “creare un modo di fare ma dobbiamo anche vincere delle partite. Sono pronto ad adattarmi“. E’ pronto, ora. A Manchester diceva che non avrebbe cambiato sistema di gioco nemmeno se glielo avesse chiesto il Papa. Lo cacciarono. Anche in quel caso Amorim aveva fatto tutto lui.