Moratti esalta De Laurentiis: “Ha trasformato la passione in un business, io non ne fui capace”
L'ex presidente dell'Inter riconosce ad Aurelio De Laurentiis un merito che a lui è sempre mancato: aver fatto del Napoli un modello imprenditoriale sano e duraturo, non legato a un solo campione.

Db Milano 11/07/2023 - funerali Luisito Suarez / foto Daniele Buffa/Image nella foto: Massimo Moratti
Un avversario storico che diventa estimatore. In un’intervista di Pino Taormina per Il Mattino, alla vigilia di Inter-Napoli, Massimo Moratti celebra il lavoro di Aurelio De Laurentiis alla guida del Napoli, riconoscendogli una capacità che ammette di non aver mai avuto: trasformare la passione in impresa.
“Io ero un debole, lui ha capito il calcio”
“De Laurentiis ha tramutato una passione in un business. Io non ne sono stato mai capace, ero un debole: non sarei mai riuscito a finire una sessione di mercato senza comprare un grande calciatore. Ma forse è lui quello che ha capito davvero come funziona il mondo del calcio”.
Parole che pesano, se si pensa che arrivano da chi con l’Inter ha vinto scudetti, coppe e la Champions del 2010. Un riconoscimento a un modello di gestione che dura da vent’anni.
Il Napoli offerto e lo scudetto “al Sud” col Cagliari

“Un presidente mio collega in Serie A mi svegliò quasi all’alba per dirmi che era la mia grande occasione per investire al Sud, per rilanciare quello storico club. Conosco quella città, quella tifoseria e non potevano meritare un presidente che non guidasse una società come quella del Napoli dedicando tutto il proprio tempo. Io avevo l’Inter e non potevo distrarmi con altro”.
Uno scudetto al Sud, in fondo, Moratti l’ha vinto a Cagliari: “Papà non voleva che la Juventus prendesse Gigi Riva, che aveva praticamente comprato. Allora noi che in Sardegna avevamo il cuore, in pochi giorni comprammo la società di nascosto. E Riva alla Juventus non andò”.
Maradona e De Laurentiis: la parentesi e la società sana
“Ero ammirato dal Napoli di Maradona e Careca, era una squadra capace di magie e aveva Diego che per me è stato uno dei più grandi al mondo. Ma c’era la sensazione che fosse solo una parentesi legata alla presenza dell’argentino: infatti appena arrivò la fine del ciclo Maradona iniziò il lungo declino”.
“Con De Laurentiis era chiaro fin dall’inizio che era un ciclo che, non essendo legato a calciatori ma a una società sana, poteva essere duraturo e vincente. Sono più di vent’anni che ha saldamente in pugno il Napoli senza mai dare l’impressione di voler passare la mano”.
Una lettura che ricalca la storia dei quattro scudetti azzurri: due con Diego, due nell’era del presidente-produttore.
Chivu e Allegri, due modi di vincere
“Allegri è uno che ha tanta esperienza, un tecnico maturo che conosce i segreti di questo mondo complicato: guida una squadra che per me è tra le più forti della Serie A e sa come si fa a vincere”.

E su Chivu, conosciuto ai tempi del Triplete: “Mi ha sorpreso per la normalità con cui affronta ogni situazione. Sa tenere il gruppo e si fa volere bene. Dopo la frattura al cranio col Chievo temevo per la sua salute, ma reagì come una roccia. Mi confidò che ogni volta che colpiva di testa, per due o tre secondi vedeva solo buio”.
Inter-Napoli, “il duello di questa Serie A”
“Quando queste partite arrivano così presto, con questo caldo, il rischio è che trionfi la paura di sbagliare. Decisiva non lo è e non può esserlo, ma nessuno vuole perdere una partita di cartello. Anche perché da due anni è il duello di questa Serie A: Inter contro Napoli”.