Roma-Inter è già scontro scudetto. È successo solo tre volte in cent’anni
Sabato pomeriggio nella città di Baglioni le due capitali del pallone italiano capitalizzano: la politico-istituzionale e l'economico-finanziaria, l'Olimpico e San Siro. Con un pantheon condiviso enorme e due allenatori affamati di tricolore.

Cm Parma 10/05/2026 - campionato di calcio serie A / Parma-Roma/ foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: esultanza gol Donyell Malen
Che spettacolo si annuncia: il big match tra Roma e Inter, raccontato da Maurizio Crosetti su Repubblica come un appuntamento quasi romantico — sabato pomeriggio, nella città di Claudio Baglioni (che, a proposito, tifa Roma). Sono le uniche due squadre a punteggio pieno, forse le uniche già strutturate e pronte. Eppure, tra Milano e Roma, è stata di rado una faccenda tricolore: giallorossi e nerazzurri si sono contesi il titolo per davvero appena tre volte in cent’anni. Le vie consolari degli scudetti, semmai, uniscono Torino a Milano e Torino a Roma.
Il big match tra Roma e Inter: numeri da spettacolo
Stavolta non c’è stata la sosta iniziale a spezzare il ritmo: si è giocato sempre e di più, si è segnato tanto — 121 gol, trenta in più di un anno fa, e nemmeno un 0-0. La Roma ha realizzato 12 reti incassandone una soltanto, ha il capocannoniere Malen (6 gol) e ha allargato le alternative di formazione. L’Inter, dal canto suo, ha appena fatto riposare Lautaro, re dei marcatori dell’ultimo campionato, ma in quattro hanno già segnato due volte (lo stesso Lautaro, Çalhanoglu, Thuram e Pio Esposito): quella vocazione “asimmetrica” a finire sotto e poi risalire che, alla fine, favorisce lo spettacolo.
Chivu e Gasperini, due panchine affamate
Gli incroci aumentano i desideri, soprattutto tra i due allenatori. Chivu, ex giallorosso, cerca il tricolore alla prima vera occasione; Gasperini, il più esperto sulle panchine di A, lo vorrebbe vincere prima dei 70 anni. E per lui c’è un conto aperto: proprio all’Inter fallì “in un istante”, il pozzo buio di una carriera magnifica ma incompleta, e ora — sottolinea Crosetti — cerca come minimo una rivincita contro chi lo mise in dubbio e poi da parte. Li dividono 22 anni e svariate vite. È il tipo di rivalsa personale che il calcio ci mette spesso davanti, come nelle tensioni tra allenatori che raccontiamo, o negli intrecci di potere delle panchine che contano.
Un pantheon condiviso: da Mourinho a Spalletti
È curioso l’ampio pantheon comune tra le due squadre. Non solo i due comandanti attuali, ma personaggi assoluti come Mourinho, l’ultimo ad aver vinto in Europa con entrambe, e — restando ai tecnici — Helenio Herrera, Ottavio Bianchi, Claudio Ranieri e Luciano Spalletti. E poi Batistuta e Cassano, Samuel e Nainggolan, Pizarro e Maicon, Lukaku e Dzeko: perfino il grande Roberto Pruzzo, ligure, era cresciuto nel vivaio dell’Inter, come Zaniolo, che alla Roma ha regalato la Conference League. Ricordi di spettacoli memorabili, dal pallonetto di Totti a San Siro nel 2005 alle cinque Coppe Italia in sei anni a inizio millennio.
I tre precedenti da scudetto
Più raramente è stato in palio il tricolore, ma i precedenti sono memorabili. Nel 2002 la Roma di Capello, campione in carica, rincorreva l’Inter di Cuper: poi sbucò la Juve e si prese tutto il 5 maggio. Nel 2008 la Roma a Catania fu campione d’Italia a 45 minuti dalla fine, finché Ibra a Parma non salvò l’Inter di Mancini. E nel 2010 Ranieri superò ad aprile il nemico Mourinho, prima che Pazzini, in blucerchiato, levasse di mezzo i romanisti con una doppietta. Nell’ultimo campionato, invece, due vittorie nerazzurre, una assai larga (5-2).
Sabato le due capitali capitalizzano, con argomenti vecchi e nuovi: da una parte i due Martinez, Lautaro e il portiere Josep, l’aitante Pio Esposito e Thuram in risalita post mondiale; dall’altra l'”olandese volante” Malen che prima segna e poi fa tutto il resto, con Dybala a innescarlo, Pisilli ovunque e il nuovo centrale Balerdi. “Un vortice, forse un vertice”, chiosa Crosetti. Mentre il pallone si gioca lo spettacolo lassù, a Napoli si continua a ragionare di campo e di garra, come nell’ultimo Napoli di Allegri uscito vincente dalla sfida col Bologna.