Finalmente si è visto il Napoli di Allegri. L’Arsenal non è l’Inter
La mossa del doppio playmaker — Gilmour e Lobotka insieme — si è rivelata azzeccatissima. Mai pensavamo che De Bruyne potesse farci evocare Michu

Mg Genova 22/08/2026 - campionato di calcio serie A / Genoa-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Massimiliano Allegri
Giuste le intuizioni di partenza di Allegri
Date cause e pretesti, forfait e punizioni, questa notte al Maradona porta una firma chiara, contornata da una sottile e cinica ironia: Max Allegri ha fatto, finalmente, l’Allegri. Diciamolo subito, a uso e consumo degli esteti della domenica: l’Arsenal non è l’Inter (cit.). È una squadra forte sia tecnicamente che fisicamente, contro la quale questo Napoli è andato a sbattere come un’onda sul cemento. Eppure, le intuizioni di partenza avevano pagato. La mossa del doppio playmaker — Gilmour e Lobotka insieme — si è rivelata azzeccatissima, garantendo uscite pulite e ripartenze veloci. E a proposito degli amanti dei moduli: il testo dice 4-3-3, ma si legge 4-5-1, con De Bruyne libero di fluttuare, innescare e fare semplicemente il De Bruyne. L’unico che tocca la palla ad una velocità tale che avrebbe bisogno di compagni decisamente più smart.
Il primo tempo, intendiamoci, finisce sullo zero a zero grazie a Meret – e diciamolo – , mentre Saka se ne divora uno e mezzo e Politano, dall’altra parte, spara a salve. Nella ripresa il caldo e Ødegaard, padrone della trequarti fin dal primo minuto, sono nemici giurati. Loro ci schiacciano, noi teniamo ma ripartiamo sempre meno. Hincapié ci vuole bene e ci grazia in un’occasione solare, ma la Penelope londinese non smette di tessere la sua tela e alla fine ci inchioda: uno a zero per loro. Se prima i Gunners sembravano l’Everest, ora sono la Luna. Eppure noi non molliamo. Anzi, c’è spazio per l’esordio assoluto di Costantino Favasuli – che ci piace, altroché – entra con personalità, grinta e zero timore reverenziale. Alla fine, però, nulla poteva mai farci immaginare che KDB ci potesse evocare Michu: al novantesimo non calcia, la mette al centro come se giocasse ancora con Haaland e non con Lucca.

L’ottima prova del bistrattato Rafa Marin
Terza sconfitta consecutiva, ed è vero, ma questo Napoli ha rispettato pienamente il suo piano partita. Impossibile giocarsela alla pari con questi. Era una scelta giocarla così e alla fine hai avuto anche la palla del pareggio. Tra le note liete va sottolineata la prova del bistrattato a priori Rafa Marin: giudicato senza neanche dargli una vera chance, si sta invece dimostrando assolutamente all’altezza della situazione. Così come va applaudita la capacità di soffrire di un gruppo che riconosce con umiltà i propri limiti e le proprie difficoltà attuali, e che per questo avrebbe meritato un sostegno incondizionato dal primo all’ultimo minuto, pur al netto delle ragioni del tutto rispettabili che possono avere gli ultras. Fa male perdere ancora, ma stiamo mettendo insieme i pezzi e la metamorfosi allegriana — piaccia o meno — si sta compiendo.