“Al telefono col procuratore fino alle 4, poi Mou mi punzecchia”: la notte folle di Branca per Sneijder

Dallo scudetto della Samp alla lite con Sacchi a Parma, fino al colpo che completò il Triplete: l'ex attaccante e dirigente ripercorre una carriera piena di storie. E la più gustosa riguarda proprio l'affare Sneijder.

“Al telefono col procuratore fino alle 4, poi Mou mi punzecchia”: la notte folle di Branca per Sneijder

New Inter Milan's coach Gian Piero Gasperini (L) is presented to the media on July 5, 2011 by Inter Milan's technical director Marco Branca at the team's training center in Appiano Gentile near Milan. AFP PHOTO / GIUSEPPE CACACE (Photo by GIUSEPPE CACACE / AFP)

Tra gli aneddoti di Marco Branca, raccolti in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, ce n’è uno che vale l’intera chiacchierata: la trattativa-lampo per Wesley Sneijder, il colpo che nell’estate 2009 avrebbe spianato la strada al Triplete dell’Inter. L’ex centravanti, poi diventato dirigente nerazzurro, la racconta con il gusto di chi quella notte non l’ha mai dimenticata.

Gli aneddoti di Marco Branca: la trattativa più complicata

La trattativa più complicata?

“Forse quella per Sneijder: chiusa grazie a uno stratagemma deciso con Ernesto Bronzetti, che non posso raccontare, e a un quasi litigio con Mourinho. Anzi, senza quasi. Lui mi diceva che Wesley non sarebbe mai venuto: ‘Devi prendermi uno fra Pandev, Julio Baptista e Van der Vaart’, visto che Deco costava troppo. Ma io volevo Sneijder, era perfetto. Ero stato al telefono fino alle 4 del mattino con il suo procuratore per convincerlo, e quando Mou mi vede mi fa: ‘Bravo, ma non siamo riusciti a fargli fare l’ultimo allenamento prima del derby’. L’ho proprio mandato a quel paese.”

Una scena che, oggi, fa quasi tenerezza: quel Sneijder “perfetto” sarebbe diventato l’anima di una delle squadre più forti della storia nerazzurra, quel gruppo del Triplete rimasto leggendario. E il rapporto con Mourinho, tra battute e sfuriate, resta uno dei fili conduttori del racconto — lo stesso Special One a lungo sognato per un ritorno a Milano.

La Samp dello scudetto e il “triangolo” con Mancini e Vialli

Perché alla Samp non funzionò il triangolo Branca-Mancini-Vialli?

“Il Mancio mi voleva in campo, ma era difficile reggere tre punte così. Però nell’anno dello scudetto ci ho messo del mio: cinque gol quando mi sono stati chiesti, e quasi tutti decisivi.”

La burrasca di Parma e la parentesi a Roma

Un po’ di burrasca anche a Parma, vero?

“Giocavamo spesso io e Zola, eravamo in corsa per lo scudetto. Sacchi, allora ct, è annunciato al Tardini, ma la sera prima Scala mi bussa in camera: ‘Domani gioca Asprilla, questioni tecniche’. Non fui gentile con lui, e da allora non ho giocato quasi mai.”

A Roma una parentesi breve.

“Ma divertente: Totti aveva 19 anni e parlava esattamente come parla adesso, ci ammazzavamo dal ridere. Mazzone fu sincero: ‘Con me, Balbo e Fonseca giocano pure zoppi. Però ti do una mano per convincere Sensi a venderti’.”

Dallo scouting alla stanza dei bottoni

La chiacchierata scivola poi sul Branca dirigente, quello che da capo osservatore accettò la proposta di Massimo Moratti di diventare direttore tecnico. Un ruolo in cui, tra colpi e trattative estenuanti come quella per Sneijder, ha lasciato il segno — proprio come sul campo aveva fatto un’altra bandiera di quell’Inter, Marco Materazzi.

In una vecchia intervista lei disse: “Vorrei poter mettere una cimice nella sala ovale della Casa Bianca”. Anche oggi?

“Oggi non servirebbe: sappiamo anche le virgole di tutto ciò che viene detto, proposto, fatto. O, se preferisce: oggi non so se basterebbe una cimice…”