Il Napoli del futuro di Allegri è nell’ultima azione: non può prescindere da De Bruyne, Vergara e Neres
L'Arsenal ha confermato che il Napoli non riesce a rimanere concentrato per 90-minuti-90 sul blocco basso difensivo, sulla chiusura degli spazi. Deve essere più vario ed efficace in fase offensiva. Quei tre possono offrirgli la tecnica di cui lui ha bisogno

Ni Napoli 09/09/2026 - Champions League / Napoli-Arsenal / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Antonio Vergara
Che cos’è davvero l’Arsenal di Mikel Arteta
Il gol con cui Martin Odegaard ha deciso Napoli-Arsenal sarebbe potuto arrivare molto prima. Uguale a se stesso, identico a quello che poi è stato effettivamente segnato. Perché la partita del Maradona tra la squadra di Allegri e quella di Arteta, a pensarci bene, doveva andare esattamente com’è andata, né più né mano. A maggior ragione in questo momento storico e della stagione, un momento in cui il Napoli non ha ancora trovato una fisionomia, era reduce da due sconfitte consecutive – ora passate a tre, naturalmente – e doveva già reinventarsi causa infortuni, mentre l’Arsenal è una macchina che funziona esattamente come vuole il suo allenatore, gioca praticamente a memoria ed è più forte – fisicamente, tecnicamente e anche emotivamente, dopo aver finalmente vinto la Premier League – del 95% delle squadre europee.
Ma torniamo al gol di Odegaard: quante volte, durante Napoli-Arsenal, il (fantastico) trequartista norvegese si è ritrovato in quella situazione di gioco? Quanti scambi tra le linee, come quello triangolare tra lui e White e Tziolis, abbiamo visto nel corso della gara? Tanti, tantissimi. Perché l’Arsenal di Arteta è esattamente questo: è una squadra che gioca a ritmi leggermente più bassi rispetto alle altre di Premier League, almeno in apparenza, ma che anestetizza e colpisce i suoi avversari con lunghi possessi, poi con delle straordinarie accelerazioni nello stretto. Accelerazioni che, di solito, che partono dal limite dell’area. Oppure, se non c’è spazio, con dei cross morbidi, sempre dopo aver accerchiato l’area avversaria, scodellati alle spalle dell’ultimo difensore.

Sopra, sul campetto, sono segnati tutti i passaggi chiave serviti dall’Arsenal durante la partita contro il Napoli. E tutti, più o meno, sono stati serviti allo stesso modo, dalle stesse zone di campo.
Per provare a resistere a questo martellamento continuo, Massimiliano Allegri ha deciso di mettere il suo Napoli in modalità sopravvivenza illuminata. Vale a dire: ha intasato il più possibile tutti gli spazi e ha accettato che l’Arsenal conducesse il pallone fino al limite della sua area di rigore. Per portare a termine questa missione, la mossa più impattante – anche a causa dell’assenza di McTominay – è stata l’inserimento di Gilmour accanto a Lobotka. In questo modo, il Napoli è passato dal 4-3-3/4-5-1 a una sorta di 4-2-3-1/4-4-2, con De Bruyne libero di muoversi davanti al doble pivote.


In alto vediamo Gilmour e Lobotka schierati alla stessa altezza, davanti alla linea difensiva, mentre il Napoli prova a costruire dal basso. Sopra, invece, vediamo il blocco basso disegnato da Allegri: dieci giocatori di movimento, compreso Hojlund, schiacciato dentro la trequarti difensiva.
Dal punto di vista offensivo, Allegri ha impostato una partita fatta essenzialmente di costruzione dal basso, per attirare il pressing avversario, e poi di ricerca della verticalità. In questo senso, le statistiche sono clamorose: il Napoli, anche se ha fatto registrare un possesso palla sensibilmente inferiore a quello dell’Arsenal (42% – 58%), ha tentato addirittura il triplo dei passaggi lunghi (60-19) rispetto ai Gunners. Certo, va anche detto che 21 di questi lanci sono stati tentati da Meret (10) e Milinkovic-Savic (11), e quindi va riconosciuto che il pressing dei giocatori di Arteta, come dire, ha costretto il Napoli a rifugiarsi nel lancio del portiere per (provare a) risalire il campo. Ma il dato resta comunque gigantesco, e di conseguenza finisce per identificare una chiara mossa/intenzione da parte di Allegri.
Poco Napoli in attacco
Il problema è che questa strategia ha funzionato a intermittenza. Anzi, si può dire: ha funzionato poco. Il Napoli, infatti, ha chiuso il primo tempo con 3 tiri in porta, tutti scoccati da fuori area, e una conclusione di Alisson Santos respinta da un difensore dell’Arsenal. Tra questi tentativi, l’unico – più o meno – pericoloso è stato quello di Kevin De Bruyne al quarto d’ora. Ed è nato proprio a partire da quello che, molto probabilmente, doveva essere il piano-gara su cui ha lavorato Max Allegri:
Un’ottima manovra, sia dal punto di vista concettuale che estetico
In quest’azione, di fatto, il Napoli manda fuori giri l’Arsenal col possesso palla. E poi lo infila alle spalle grazie a un lancio in verticale e a delle buonissime rotazioni. Anche il rimorchio e il tiro di De Bruyne non sono affatto male, ma il fatto è che le manovre del genere, da parte della squadra azzurra, si contano sulle dita di una mano – come i tiri tentati nel primo tempo, del resto.
È chiaro che, in merito a questa rilevazione, va fatta anche una tara importante: quella relativa alla prestazione di Konsa e Gabriel Magalhães, due centrali fortissimi, rapidissimi e anche molto maliziosi – per usare un eufemismo – quando c’è da marcare o fermare un avversario. Il punto, però, è che il Napoli non è riuscito a essere continuo nella sua proposta offensiva. O meglio: ci ha provato, ma alla fine le (poche) azioni imbastite sono nate tutte allo stesso modo. E alla lunga, inevitabilmente, una squadra come l’Arsenal finisce per comprendere come e dove limitare i danni, anche solo potenziali.
Il Napoli, in realtà, si porta dietro questo problema da inizio stagione. La squadra di Allegri, soprattutto nel primo tempo contro il Genoa e nella gara contro il Como, è risultata essere troppo prevedibile in fase di costruzione e rifinitura. La forza e il predominio dell’Arsenal hanno accentuato questa sensazione, è naturale, ma questa scarsa varietà offensiva è un dato oggettivo. Così come lo sono i numeri relativi alla distribuzione offensiva del gioco degli azzurri: anche contro l’Arsenal la squadra di Allegri ha costruito i suoi possessi soprattutto sulle fasce (75%), quindi ha esplorato poco e niente i corridoi centrali e i mezzi spazi laterali. Difendere contro una squadra che muove il pallone in questo modo, per dirla con una frase fatta, non è esattamente una missione impossibile.
La ripresa (e il passaggio alla difesa a cinque)
All’inizio del secondo tempo, Arteta ha chiaramente richiesto – o forse sarebbe meglio dire imposto – un’accelerazione alla sua squadra. Lo hanno capito tutti pochi istanti dopo il calcio d’inizio: l’Arsenal ha occupato militarmente la metà campo del Napoli e ha iniziato a esercitare una pressione forte, costante, asfissiante. Se nel primo tempo le occasioni costruite dai Gunners erano state estemporanee, spesso legate a giocate improvvise o a letture difensive non puntualissime da parte dei giocatori in maglia azzurra, i primi 10 minuti della ripresa hanno raccontato un’altra storia. Una storia di supremazia totale, che è sembrata inscalfibile e inevitabile fino a quando Allegri non ha aggiustato l’abito del suo Napoli.
Al minuto 58′, infatti, due sostituzioni un po’ contro-intuitive – Vergara per Alisson Santos, Favasuli per Politano – hanno determinato un cambio d’assetto: il Napoli è passato al 5-4-1 in fase difensiva, con l’ex terzino del Catanzaro che retrocedeva nel ruolo di quinto e Di Lorenzo che scalava al centro della difesa, di fianco a Rrahmani e Rafa Marín. Quando il pallone era in possesso degli azzurri, invece, Vergara agiva come mezzo esterno sul lato sinistro, con Favasuli a garantire l’ampiezza dall’altro lato.



Nei due screen in alto, vediamo la difesa a cinque con cui si è schierato il Napoli dopo l’ingresso in campo di Favasuli. Sopra, invece, c’è Vergara largo a sinistra e il giovane esterno calabrese che garantisce ampiezza sull’altra fascia.
Con questa nuova disposizione, il Napoli ha dato l’impressione di soffrire di meno, di potersi difendere in modo più ordinato e puntuale. Anche perché Favasuli ha approcciato bene la partita, ha iniettato dinamismo e pura foga agonistica nelle vene della sua squadra, si è sempre affiancato bene a Di Lorenzo per poi riproporsi in avanti nei momenti in cui la squadra di Allegri riusciva a ribaltare il fronte di gioco.
Il problema, per il Napoli, è che anche l’Arsenal ha potuto effettuare delle sostituzioni. Così Arteta ha inserito Tzolis e Bruno Guimarães al posto di Merino ed Eze, poi ha sostituito Gyokeres e Saka con Havertz e Madueke. In questo modo, il tecnico spagnolo ha aumentato ancora di più la rapidità, l’imprevedibilità e anche la qualità pura del suo reparto offensivo. E ha offerto a Odegaard delle interlocuzioni ancora più sofisticate. Il risultato sta nel bellissimo gol realizzato a un quarto d’ora esatto dal 90esimo, al termine di un’azione che non può essere addebitata ad alcuna mancanza, da parte del Napoli.
Un gol da vedere e rivedere
Un nuovo cambio modulo (e l’essenza del calcio di Allegri)
Dopo essere passato in svantaggio, il Napoli ha cambiato di nuovo faccia. Allegri, infatti, ha (ri)pescato dalla panchina David Neres e Lucca, e li ha mandati in campo al posto di Lobotka e Hojlund. In questo modo gli azzurri sono passati di nuovo al 4-3-3 spurio visto nel primo tempo, con due centrocampisti centrali (Vergara e Gilmour), De Bruyne libero di muoversi dietro la prima punta e due esterni di ruolo (Favasuli e David Neres), per altro schierati entrambi dal lato del loro piede forte, ai lati di Lucca.

Ecco il nuovo modulo adottato dal Napoli dopo gli ultimi cambi: Favasuli, Vergara e Neres alle spalle di Lucca, con De Bruyne interno con licenza di avanzare.
Gli ultimi minuti hanno un valore tattico relativo, succede sempre così, ma è vero pure che con il nuovo assetto il Napoli ha costruito la sua palla gol più nitida. E il merito è da ascrivere a tre giocatori dei più tecnici, probabilmente i più tecnici in assoluto, presenti nell’organico di Allegri: David Neres, Vergara e De Bruyne. Con dei loro tocchi fatti bene, ben dosati e di qualità, il Napoli è riuscito a penetrare dentro la difesa – anzi: dentro l’area piccola – dell’Arsenal. Senza però arrivare alla conclusione, perché De Bruyne non ha il coraggio di battere a rete, e allora tenta di mettere la palla in mezzo. E perché Lucca è leggermente in ritardo e non ce la fa ad avventarsi sull’assist del compagno.
Una (buonissima) occasione costruita in tre tocchi
Per quanto possa sembrare marginale, nonché confusionaria perché arrivata in un finale senza più schemi, questa azione ha un grosso significato. Mostra, cioè, quella che è l’essenza dell’approccio di Massimiliano Allegri. Che è fatto di contenimento dei rischi, ma anche di fiducia totale e incrollabile nel talento dei calciatori, nel fatto che prima o poi arriverà una giocata in grado di risolvere qualsiasi partita. E allora il compito dell’allenatore è incastrare il talento dei giocatori, appunto, in un sistema che gli permetta di esprimersi.
Ecco che allora De Bruyne, Vergara e anche – se non soprattutto – David Neres diventano presenze indispensabili, pedine irrinunciabili, per la stagione del Napoli. È bastata una singola interazione tra loro tre, una sola, per bucare una delle difese più forti del mondo. E per permettere a una squadra tutt’altro che creativa di ritrovare un po’ di verve offensiva. Di rendersi davvero pericolosa con un’azione estemporanea e improvvisa, con una manovra costruita al di là del meccanismo di gioco pensato e attuato per questa partita.
Conclusioni
Il Napoli non esce poi così male dalla sconfitta contro l’Arsenal. Ed à facile capire perché: i valori a disposizione e anche lo stato di avanzamento dei due progetti tecnici, per usare un altro eufemismo, erano a dir poco favorevoli ai Gunners. Eppure gli azzurri hanno retto alla forza d’urto dei loro avversari. Hanno concesso poche occasioni veramente limpide – prima del gol di Odegaard, l’Arsenal ha sfiorato il gol con il colpo di testa di Merino parato da Meret, con il tiro di Saka finito alle stelle, con la conclusione sparata altissima da Hincapié nonostante fosse a un metro dalla linea di porta – e, anzi, hanno dato l’impressione di aver fatto troppo poco, in avanti, rispetto alle loro reali potenzialità.
Ed è questo l’aspetto su cui deve lavorare Allegri. Il Napoli, anche e proprio perché è una squadra che non riesce a rimanere concentrata per 90-minuti-90 sul blocco basso difensivo, sulla chiusura degli spazi, deve necessariamente essere più vario ed efficace in fase offensiva. Questo miglioramento, come detto tra le righe nell’ultimo paragrafo, può avvenire anche grazie all’inserimento di giocatori di qualità all’interno della formazione titolare. Grazie a Neres, a De Bruyne, a Vergara, a delle soluzioni tattiche e a delle combinazioni che possano coinvolgerli tutti e tre.
Allegri, com’è nel suo stile e nella sua filosofia, ha il compito – finanche il dovere – di metterli insieme, di farli convivere. Non che ci siano altre strade, ora che anche Alisson Santos – dopo McTominay e Anguissa – sarà costretto a restare fuori per “un po’ di tempo”, come ha detto lo stesso Allegri nel postgara della sfida contro l’Arsenal. Ma spesso le migliori intuizioni tattiche, anche dello stesso Allegri, sono arrivate nei momenti di crisi. Di apparente regressione. La partita contro l’Arsenal ha (di)mostrato che il Napoli c’è, ha dei margini di crescita importanti, anzi ha già iniziato a difendersi in maniera più compatta rispetto alle partite precedenti. È qualcosa di importante, ma sono solo le fondamenta. Ora bisognerà costruirci sopra.