Allegri come Conte dopo Bologna, ma sono minime le possibilità che riesca a invertire la rotta alzando la voce
La responsabilità, secondo Repubblica, è della società Calcio Napoli, che ha rinviato — con una valutazione sbagliata — il necessario rinnovamento della squadra.

Milan's Italian coach Massimiliano Allegri (L) and Napoli's Italian Head coach Antonio Conte pose for photographers ahead of the Italian Serie A football match SSC Napoli vs AC Milan at the Diego Armando Maradona Stadium on April 6 2026. CARLO HERMANN / AFP
Allegri come Conte: il parallelo lo traccia Repubblica, che legge lo sfogo del tecnico dopo Fiorentina-Napoli come la fotocopia di ciò che dieci mesi fa aveva portato il predecessore sull’orlo delle dimissioni. Con una differenza di fondo: stavolta, scrive il quotidiano, le chance che alzare la voce basti a cambiare le cose sono ridotte al minimo.
Allegri come Conte: cosa scrive Repubblica sul deja-vu del Napoli
Ecco il primo passaggio, riportato alla lettera:
“Tutti i nodi vengono al pettine e le tensioni all’interno del Napoli hanno il retrogusto beffardo di un dejavu, anche se alcuni dei protagonisti sono cambiati. Stavolta ad alzare la voce è infatti Massimiliano Allegri, con modalità quasi identiche però a quelle che dieci mesi fa avevano spinto sull’orlo delle dimissioni Antonio Conte, dopo il ko dello scorso 9 novembre a Bologna. I giocatori non rispondevano più alle sollecitazioni e il tecnico leccese minacciò di gettare la spugna (“Non accompagno un morto”) con un durissimo sfogo, che provocò una scossa. In precedenza invece non era riuscito a evitare il naufragio Rudi Garcia, scontrandosi pure lui con un gruppo appagato dal terzo scudetto. Gli anni passano e la maggior parte dei veterani azzurri sono sempre ai loro posti, senza però la freschezza fisica e mentale delle loro stagioni migliori.”
La responsabilità della società e il rinnovamento rinviato
E il secondo, altrettanto netto sull’origine del problema:
“Per questo l’errore più grave è stato della società, che ha rinviato con una valutazione sbagliata il necessario rinnovamento. Sono dunque minime, ora, le possibilità che il nuovo allenatore riesca a invertire la rotta alzando la voce, come ha cercato di fare domenica scorsa al Franchi.”
Una tesi che si intreccia con quanto già emerso: il fatto che al tecnico fosse stato assicurato un organico “forte e completo” senza bisogno di mercato, i dubbi sulla profondità della rosa, la delusione di Allegri dopo Firenze e il confronto nello spogliatoio. Lo schema, avverte Repubblica, è già visto: la scossa a parole, da sola, dieci mesi fa non era bastata.