John Fitzgerald McTominay: “Non chiederti cosa il Napoli può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il Napoli”

Lo scozzese ha brutalmente interrogato lo spogliatoio chiedendo cosa ciascuno stia realmente facendo per la squadra. Contro la Lazio merita lui la fascia di capitano

John Fitzgerald McTominay: “Non chiederti cosa il Napoli può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il Napoli”

Ni Napoli 24/10/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Roma / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: esultanza gol Scott McTominay

“Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese”. John Fitzgerald Kennedy, Washington, 20 gennaio 1961.

“Ognuno di noi deve andare in stanza e pensare a cosa può fare di meglio per la squadra da domani”. Scott McTominay, Porto, 4 novembre 2026.

Il colpo d’ala di Scott McTominay a Oporto squarcia il silenzio e restituisce dignità a un Napoli impantanato in sabbie mobili che a lui, semplicemente, fanno allergia, confermando come la sua metamorfosi da anglosassone a verace figlio del Sud sia ormai totale e viscerale, alimentata da una cazzimma furiosa che va ben oltre i gol, la fatica ingoiata in silenzio dopo lo stop e le grandi prestazioni già ammirate nell’era Conte.

John Fitzgerald Kennedy

Se fin dal suo arrivo era chiaro che si fosse preso la squadra a suon di colpi da grande giocatore, il modo in cui a fine partita ha fatto emergere il suo amore furibondo e la sua intransigenza lasciava forse intravedere l’ultimo gradino di una conversione autentica, quella che trasforma un ottimo acquisto nel simbolo vivente di un popolo. Svestendo i panni del frasario di circostanza e tirando fuori una linea di stampo kennedyano, lo scozzese ha brutalmente interrogato lo spogliatoio chiedendo cosa ciascuno stia realmente facendo per la squadra e se si possa tornare a casa con la coscienza a posto, firmando un esame di coscienza collettivo che ha strappato la facciata della retorica per fare la radiografia alle maglie, distinguendo nettamente quelle sudate fino all’ultimo respiro da quelle rimaste inaspettatamente pulite.

Diamo a McTominay la fascia di capitano contro la Lazio

Certo, in uno spogliatoio esistono gerarchie fatte di militanza, storia e diverse anime a cui il tempo ha riconosciuto dei gradi, ma il carisma e la spontanea aura che accerchia Scott non si comprano e non si ereditano: o ce l’hai o non ce l’hai, e la sua feroce onestà morale ne fa il trascinatore incontrastato di un gruppo che ha disperatamente bisogno di specchiarsi nella realtà senza alibi. E allora, arrivati a questo punto, l’interrogativo non è più soltanto se blindare il suo futuro con un rinnovo di contratto celere e incondizionato, ma se non sia arrivato il momento di affidargli tutto il peso politico e carismatico che sul rettangolo verde sta già reggendo con autorità, perché in fondo Scott è esattamente tutto ciò che a Napoli serve oggi per ripartire; e con tutto l’affetto e la stima infinita per un generoso come Politano, se fossi in panchina — per segnare il principio di una vera rivoluzione culturale e spazzare via ogni tentennamento — domenica la fascia da capitano la darei senza esitazioni a McKing. Perché se vogliamo davvero rialzare la testa, un condottiero va guardato prima negli occhi e poi nei piedi. Negli occhi di Scott c’è la fame che non tange gli altri.