Zola, il bambino di Oliena che ha realizzato i suoi sogni: “Con Maradona ho cambiato vita, il mio primo gol in A lo feci al San Paolo”
Alla vigilia dei suoi sessant'anni, il fantasista sardo apre l'album dei ricordi: dal pallone tirato contro il muro di casa a tre anni al primo gol in Serie A con la maglia del Napoli, fino al segreto di una carriera leggendaria — "non aver mai perso il contatto con la realtà".

Gianfranco Zola during the FIFA World Cup 2026 Qualifiers KO playoffs football match between Italy and Northern Ireland at New Balance Arena in Bergamo, Italy, on March 26, 2026. (Photo by Alessio Morgese/NurPhoto) (Photo by Alessio Morgese / NurPhoto / NurPhoto via AFP)
Gianfranco Zola compie 60 anni e si racconta con la dolcezza di chi ce l’ha fatta senza montarsi la testa. In una lunga intervista a La Nuova Sardegna, il campione di Oliena, classe 1966, si definisce “un sessantenne felice e realizzato” e svela il suo segreto: “Ho sognato in grande e realizzato tanti sogni, ma non ho mai perso il contatto con la realtà”.
Zola, da Oliena al sogno: il muro di casa e i Mondiali dell’82
Il primo ricordo è di un bambino solo e felice: “Ci sono io per strada che gioco a tirare un pallone contro il muro. Avrò tre anni e gioco per ore, da solo, a fantasticare”. Il primo vero pallone glielo regalarono i giocatori della Corrasi — la squadra di cui suo padre era presidente — dopo un’operazione all’ernia inguinale. E poi la scintilla: “Non ho mai nascosto di essere diventato calciatore soprattutto grazie alla spinta nata guardando quei ragazzi in maglia azzurra”, dice ricordando i Mondiali del 1982. Sogni semplici — “diventare calciatore, arrivare in nazionale, essere importante, riconosciuto e ricordato” — che nel suo caso si sono avverati, a differenza di quanto capita ai tanti talenti a cui oggi si chiede di essere “subito un Baggio”.
Il Napoli, Maradona e il primo gol al San Paolo
C’è un capitolo che i tifosi azzurri custodiscono: quello napoletano. È lì che Zola incrociò il più grande. “L’incontro con Maradona mi ha cambiato la vita in tutti i sensi”, racconta. “Per i giovani come me, che giocavano nel suo ruolo, era un faro, insieme a Platini e Zico. Ho avuto la fortuna di giocare con Diego: è stato come realizzare un sogno”. Un magistero che spiega perché, ancora oggi, si dica che il vero fantasista alla Maradona stia scomparendo.

E il gol a cui è più legato porta la maglia del Napoli: “Sono affezionatissimo al mio primo gol in Serie A, segnato al San Paolo contro l’Atalanta. Fu un momento molto significativo”. Quello stadio che oggi porta il nome di Diego, l’attuale Maradona. Con quel Napoli, di fatto erede designato del numero 10, Zola vinse lo scudetto del 1989-90 e la Supercoppa italiana, imponendosi come uno dei fantasisti più apprezzati del calcio italiano. Poi sarebbe arrivato il resto: Parma, il Chelsea — dove fu eletto miglior calciatore inglese e divenne una leggenda del club — fino al gol decisivo nella finale di Coppa delle Coppe 1998, ancora una volta entrando dalla panchina.
L’Italia che manca ai Mondiali e le emozioni di oggi
Da chi il pallone lo ha amato così, arriva anche un cruccio: “I bambini di 15 anni di oggi non hanno mai visto l’Italia ai Mondiali. Non mi capacito delle occasioni che ci stiamo perdendo. Bisogna lavorare tutti insieme per riportare il calcio italiano ai livelli che ci competono” — lo stesso tema per cui c‘è chi ricorda che non è colpa degli arbitri se l’Italia manca da undici anni. Oggi Zola si commuove per le piccole cose e per i grandi gesti vissuti con umiltà: “Vedere Sinner fare un colpo straordinario e poi restare con i piedi per terra è qualcosa che apprezzo molto”, dice, con lo stesso spirito di chi vive lo sport come passione e non come schiavitù. E si commuove ogni volta che, atterrando da Londra, “sento il profumo delle ginestre”. Una parabola — 35 presenze e 10 gol in azzurro, i Mondiali di Usa ’94 e gli Europei del ’96 — impreziosita da riconoscimenti rari: dalla Medaglia al valore atletico all’Ordine al Merito della Repubblica, fino all’onorificenza dell’Impero Britannico ricevuta nel 2004 dalle mani della Regina Elisabetta (che gli valse il soprannome “Magic box”), fino a essere premiato come “Uomo per la pace”. Oggi il fantasista è dirigente, vicepresidente della Lega Serie C. Ma resta, prima di tutto, quel bambino di Oliena che sessant’anni dopo non dà ancora niente per scontato.