Per Malagò chi propone Guardiola e poi porta Pirlo, non è adeguato. Dagli torto
La ricostruzione di Repubblica. Maldini ha capito che era finita quando il presidente Figc ieri ha detto: "Pirlo scelta infelice, a questo punto decido io"

Dc Roma 22/06/2026 - Assemblea elettiva FIGC / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Malago’
Malagò ha detto: “Pirlo scelta infelice, ora decido io”
La telenovela Nazionale. Per alcuni spassosa, per altri triste, deprimente. Ne scrivono tutti. Repubblica affida il retroscena a Silvia Scotti che fissa il momento in cui Maldini ha deciso di lasciare. Quando ieri pomeriggio Malagò, spossato dalla scelta Pirlo e da tutto quel che ne è conseguito, ha detto: basta, il ct lo scelgo io.
Scrive così Repubblica:
“C’è stato un momento preciso in cui Maldini ha deciso di lasciare. È stato quando Malagò, dopo 24 ore di discussione, gli ha detto: “Pirlo è stata una scelta infelice, ma il presidente sono io, a questo punto mi assumo la responsabilità. E decido”. Fine dei giochi. Addio”.

Per Maldini la Russia è un falso problema
Per Maldini (e Leonardo) la vicenda russa conta zero. Il che conferma la condizione dei calciatori ed ex calciatori che vivono in un mondo tutto loro. Eppure Maldini è sensibile alla politica venezuelana (la moglie è del Venezuela), dovrebbe comprendere che la guerra in Ucraina non è proprio un evento secondario della vita politica europea e italiana. E certo poi conta anche Pirlo è un allenatore palesemente inadeguato, nessuno avrebbe pensato a lui per la ricostruzione della Nazionale. Ma nemmeno di una squadra di club di centro classifica in Serie A.
Alla fine della fiera Maldini ha avvertito che non gli sarebbero mai state concesse la libertà e l’autonomia che gli erano state promesse. Certo che “o Pirlo o niente” è un modo bislacco di interpretare l’autonomia.
Scrive Repubblica:
“Maldini si è sentito limitato, Malagò ha pensato che chi propone Pirlo dopo aver detto pubblicamente che vuole Guardiola non è davvero adeguato a dirigere una federazione. Si chiude così. Sedici giorni appena, mai felici. Neanche il primo, non è stato neanche un colpo di fiamma”.