Il Napoli di De Laurentiis come il Milan di Berlusconi: vince la società, non lo stile di gioco
La tesi, rilanciata dalla Gazzetta, è che a contare non sia la filosofia ma la solidità del club. Ora gli azzurri puntano al terzo scudetto affidandosi a un tecnico agli antipodi di Spalletti e Conte.

Aurelio De Laurentiis president or Napoli prior the Supercoppa Italiana semifinal match between SSC Napoli and AC Milan at King Saud University Stadium on December 18, 2025 in Riyadh, Saudi Arabia. (Photo by Jose Breton/Pics Action/NurPhoto) (Photo by Jose Breton / NurPhoto via AFP)
Il Napoli di De Laurentiis assomiglia, per filosofia, al Milan di Silvio Berlusconi. Non nei colori né nella storia, ma in una lezione precisa, che la Gazzetta dello Sport rilancia partendo proprio dai rossoneri: a fare la differenza, alla lunga, non è lo stile di gioco dell’allenatore di turno, ma la forza della società.
Cinque piloti diversi: da Sacchi ad Allegri
Il Milan di Berlusconi e Galliani, ricorda la Gazzetta, ha vinto gli scudetti con cinque tecnici completamente diversi per carattere e idea di calcio: da Arrigo Sacchi — il maestro che aprì la strada — fino a Max Allegri, passando per Capello, Ancelotti e Zaccheroni.

Lo stesso Sacchi, innovatore assoluto, riconosceva che quel gruppo di campioni (Baresi, Maldini, Gullit, Van Basten…) non avrebbe raggiunto certe vette senza una struttura fortissima alle spalle. La morale: dentro un percorso vincente c’è di tutto — spregiudicatezza e attenzione, gioco e risultato — ma la base è sempre una società solida.
Spalletti, Conte, ora Allegri: il terzo scudetto oltre gli stili
Ed è esattamente il tragitto del Napoli. Si è parlato del “Napoli di Spalletti“, del “Napoli di Conte”: ma è sempre stato, e resta, il Napoli di De Laurentiis, che la lezione di Berlusconi l’ha messa in pratica. Prima lo scudetto con Spalletti e il suo calcio aggressivo, poi il bis con Conte, tattico e motivatore formidabile; ora la scommessa sul terzo titolo con l'”italianista” Allegri, un tecnico agli antipodi dei primi due.

Tre condottieri diversissimi per ispirazione: perché, come il Milan di allora, il Napoli dimostra che non bisogna inseguire uno stile, ma tenere la rotta.
La continuità come una fede: la vera eredità di Berlusconi
Non è un caso che De Laurentiis sia stato definito la continuazione più riuscita di Berlusconi: come il Cavaliere sceglieva collaboratori di primo livello, così il patron azzurro ha costruito la scalata affidandosi ai tecnici giusti — Mazzarri, Benitez, Ancelotti, poi Spalletti e Conte — sapendo che gli allenatori sono fondamentali, ma la società lo è di più. È la sintesi di un dibattito antico, quello tra giochisti e risultatisti, che questa storia scavalca. In oltre vent’anni, De Laurentiis ha imparato la lezione più importante: tutto è possibile se il club è forte e la rotta è chiara. Da Sacchi ad Allegri, il filo è lo stesso.