La guerra santa del pallone: giochisti vs. risultatisti

Fabrizio d'Esposito sul Fatto quotidiano: iI Pri vs. il Meg. Cioè il Partito risultatista italiano contro il Movimento estetico giochista che a Napoli voleva Italiano in nome "di una fatua diversità napoletana, perché il sole, la pizza e il mandolino esigono il giochismo circense, non il gatto di Deng".

La guerra santa del pallone: giochisti vs. risultatisti

Mp Bologna 23/05/2026 - campionato di calcio serie A / Bologna-Inter / foto Matteo Papini/Image Sport nella foto: Vincenzo Italiano

La guerra santa del pallone. Il calcio che imita la politica, scrive il Fatto quotidiano che con Fabrizio d’Esposito dedica una pagina alla battaglia politica in atto nel calcio. E che questa settimana a Napoli ha vissuto giorni intensi con l’arrivo di Massimiliano Allegri e la resistenza dei sostenitori di Vincenzo Italiano. Ormai gli schieramenti non sono più tra tifosi di squadre diverse, ma la divisione è nella concezione del calcio. Come sta avvenendo a Napoli dopo l’ufficializzazione di Massimiliano Allegri sulla panchina che è stata di Antonio Conte.

Ma non è una fotografia della sola situazione napoletana.

Chivu è lo Schlein della Serie A

Libero scudetto Chivu

Scrive d’Esposito:

“Corto muso oppure campo (di calcio) largo. Conservatori contro progressisti e populisti. Il Pri e il Meg. Cioè il Partito risultatista italiano contro il Movimento estetico giochista, che ha il suo manifesto nel tiki taka di Pep Guardiola e nel forsennato gegenpressing (contropressing) di Jürgen Klopp, sacerdoti moderni della religione del calcio totale di Arrigo Sacchi. In mezzo, un underdog del rango di Cristian Chivu, che nessuno aveva visto arrivare come Giorgia Meloni o Elly Schlein e ha vinto il suo primo scudetto con l’Inter”.

Napoli in settimana è stata l’epicentro della polemica. Perché a Napoli è approdato Massimiliano Allegri considerato il leader dell’ala risultatista.

Il risultatista Allegri è Deng Xiao Ping

“I risultatisti vengono dileggiati dai sostenitori del Meg come catenacciari all’italiana (in principio fu il grande Nereo Rocco) ma oggi sono come i comunisti cinesi eredi di Deng Xiaoping: “Non importa se il gatto è bianco o nero, l’importante è che prenda il topo” del risultato. Il leader naturale del Pri è il citato Allegri, che in un recentissimo saggio intitolato A corto muso. Max Allegri e gli altri. Il calcio diventa politica (Paesi Edizioni) viene raccontato come una figura che evoca l’eternità andreottiana della Prima Repubblica, che resisteva a tutto e tutti e governava, ma anche come un personaggio divisivo modello Silvio Berlusconi. A scriverlo, Giuseppe Alberto Falci del Giornale, juventino rigorosamente risultatista”. 

Galeone Allegri

La fatua diversità napoletana

A Parthenope è andato in scena

“il duello tra il corto muso allegriano, per continuare a vincere, e il giochismo scientifico di Vincenzo Italiano soprannominato Vincenzo Iraniano per l’integralismo predicato prima a Firenze – dove vanta il record di 141 formazioni diverse in 141 partite – e poi a Bologna”.

A Napoli sono stati giorni caldi anche perché a un certo punto è parso che potesse tornare Sarri che d’Esposito definisce l’icona dell’estetica giochista “stadi pieni e zero tituli”. E poi la scelta di Adl, l’addio a Italiano e l’ira dell’ala giochista in nome

“di una fatua diversità napoletana, perché il sole, la pizza e il mandolino esigono il giochismo circense, non il gatto di Deng”.