Maldini non ha mai spiegato perché Pirlo sarebbe stato la scelta giusta, ecco cos’è l’amichettismo

Il commento di So Foot sui "soliti" italiani: "annunciano una rottura con il passato, si fanno prendere dal panico al primo ostacolo e poi richiamano figure capaci di rassicurare immediatamente tutti"

Maldini non ha mai spiegato perché Pirlo sarebbe stato la scelta giusta, ecco cos’è l’amichettismo

Roma 01/09/2014 - Match for peace / foto Insidefoto/Image nella foto: Andrea Pirlo-Paolo Maldini

Il nepotismo in Italia è una storia lunga e complessa, scrive So Foot commentando la fine della “faida” (così la chiama la rivista francese) che infine ha portato Mancini sulla panchina dell’Italia. E’ un pezzo di critica affilata. Non è il solo, all’estero. So Foot demolisce tutto il processo dall’inizio, anche se la premessa è in mezzo all’articolo quando scrivono che “il calcio italiano è diventato così intricato che è impossibile capire chi comanda. La FIGC assomiglia a un condominio dove tutti possono bloccare i lavori e nessuno vuole pagare per le ristrutturazioni. Federazione, Serie A, Serie B, Serie C, società dilettantistiche, politici: ognuno protegge la propria fetta di potere, quasi tutti possono ostacolare una decisione e quasi nessuno vuole assumersi la responsabilità in seguito”.

Come si dice in francese “amichettismo”?

Le parole chiave della nostra crisi piacciono un sacco anche all’estero. Amichettismo per esempio. Come potevano Guardiola, un allenatore abituato a imporre un metodo a un intero club, e Pirlo, un tecnico con un curriculum ancora fragile, incarnare la stessa rivoluzione a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro? Il problema non è che Maldini conosca Pirlo. Il problema è che ancora non sappiamo perché Pirlo sia diventato l’uomo indispensabile per ricostruire una nazionale in rovina, visto che il suo curriculum da allenatore non lo rendeva certo una scelta scontata”.

Giovanni Malagò nuovo presidente della Figc

Peraltro, “i legami di Pirlo con Fonbet non erano né segreti né recenti. Maldini e Leonardo avrebbero dovuto prevedere il problema. Anche Maldini. Il primo si è vincolato a un candidato fragile; il secondo ha promesso loro un’autonomia che è svanita al primo ostacolo. Quando un progetto comune crolla alla prima decisione importante, probabilmente è perché in fondo non era poi così comune. Questo è l'” amichettismo”: ogni allenatore arriva con il proprio coach al seguito, e ogni nuovo arrivato si presenta con la propria cerchia di collaboratori fidati”.

La situazione ad un certo punto si è ingarbugliata a tal punto che “parlare di una semplice mancanza di comunicazione sarebbe come definire il Titanic un piccolo problema di navigazione”.

Poi di colpo ecco Mancini e Ranieri, “due uomini che univano esperienza, anni di esperienza e una conoscenza approfondita del club. Questo non significa che Mancini o Ranieri siano state scelte sbagliate. Ma il loro arrivo conferma il classico schema italiano: annunciare una rottura con il passato, farsi prendere dal panico al primo ostacolo e poi richiamare figure capaci di rassicurare immediatamente tutti”. I francesi ci conoscono dannatamente bene.

Il gioco può aspettare

Ma con Mancini e Ranieri – continua So Foot – i problemi fondamentali rimangono esattamente gli stessi. Il problema non è la completa scomparsa del calcio italiano, ma lo spreco di ciò che ancora funziona. L’Italia ha vinto Europeo 2021, forse la vittoria più ingannevole della sua storia recente. Non perché la squadra non meritasse il titolo, ma perché questo successo ha permesso a tutti di fingere che il malato fosse guarito. Gli Europei non hanno causato la crisi italiana: l’hanno anestetizzata. Il problema, quindi, non è né Pirlo né Maldini. Pirlo è stato solo l’ultima scintilla in un sistema in cui le relazioni prevalgono ancora sulle prestazioni in campo. Cambiare tutto per non cambiare nulla: il più grande classico italiano”.