Malagò chiede allo Stato i soldi delle scommesse sul calcio. Basta che non c’entrano i russi

La audizione in commissione Cultura del Senato sul ddl di Riforma del calcio ricalca il solito spartito (anche di Gravina): lo Stato bussa a soldi. Malagò annuncia che con il nuovo bando tv arriveranno meno soldi

Malagò chiede allo Stato i soldi delle scommesse sul calcio. Basta che non c’entrano i russi

Dc Roma 22/06/2026 - Assemblea elettiva FIGC / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Malago’

“Ci sarà una certa riduzione del monte dei diritti tv con il prossimo bando della serie A”. E’ Giovanni Malagò che parla, durante la sua audizione in commissione Cultura del Senato sul ddl di Riforma del calcio. Ed è una certificazione della povertà del calcio italiano. “Tutti abbiamo le nostre colpe – dice il Presidente della Figc – anche la serie A avrà le sue, ma il contesto congiunturale mondiale, anche della stessa famosissima Premier League, ha aumentato moltissimo i ricavi ma non certo sul mercato interno, perché c’è una dinamica di saturazione e concorrenza di altre emittenti su altre discipline per cui gli spettatori sono sempre quelli”.

Le scommesse, sempre le scommesse

Il punto è che parla Malagò ma par di sentire Gravina, lo spartito è sempre lo stesso: il calcio bussa a soldi. Chiede allo Stato di far versare ai concessionari delle reti di scommesse una percentuale di quelle che si fanno sul calcio e girarla poi allo stesso sistema calcio: “Questo sistemerebbe tutto e darebbe tranquillità”, dice Malagò. Le scommesse sono un tema caldissimo, Malagò dice di aver silurato Pirlo proprio per il suo contratto con i russi di Fonbet.

Il ddl della Riforma del calcio prevede una specifica percentuale da fare versare agli operatori del betting. “Il senatore Marcheschi (primo firmatario del ddl) tocca perfettamente il tema e indica una percentuale del 2%, che è sempre stata suggerita da chi mi ha preceduto, che deve essere riconosciuta dai concessionari. Sul testo i soggetti sarebbero ‘Ex Totocalcio’. Questo va rivisto perché in questi anni ci sono state molte evoluzioni. Oggi ci sono dinamiche di reti di concessionari che non sono Totocalcio ma hanno scommesse importanti nel mondo del calcio”.

Gravina

Per il neo presidente federale “non esiste in quasi nessuna parte al mondo che se c’è un incontro di taekwondo, su cui ci sono scommesse, i protagonisti di quell’incontro non prendano un euro di tutte le scommesse su di loro. Si può dire di non darli direttamente al protagonista ma a favore di un sistema, questo sì, perché quella società deve investire in qualche modo, in infrastrutture, impianti, vivai…”.

L’antipirateria va male

E anche per quanto riguarda i proventi del fondo antipirateria, alimentato dalle sanzioni dell’Agcom, anche quelli dovrebbero andare quasi per intero al sistema calcio. Malagò chiede di modificare in questo senso il ddl: “Nel testo viene proposto che il 10% di questo fondo sia destinato alla valorizzazione dei settori giovanili, certo non per comprare l’ennesimo giocatore, magari straniero. Bello. Ma visto che questi sono fondi che vengono detratti al nostro sistema, una volta che si entra in questo ordine di idee, secondo me questa percentuale non dico debba essere al 100%, ma non ho capito perché, una volta ‘requisiti’ questi fondi, qualcun altro debba beneficiarne e non debbano andare quasi per intero al sistema calcio. Ci si può legare anche qualche situazione che riguardi il sociale, per evitare la reiterazione del reato”.

“Nel giro di pochi giorni, per visite di cortesia, ho incontrato ad e azionisti di chi ha i diritti tv e pensavo che le cose in termini di contrasto alla pirateria andassero un po’ meglio: numeri alla mano, assolutamente no. Devo dire con mio stupore che qualche Paese, considerato molto piu rigoroso, ha iniziato a ‘copiarci’ e ci sono incidenze anche in Stati a me insospettabili che hanno preso questa non bella abitudine. Mi dicono che le leggi ci sono, ma non c’è l’attuazione della sanzione verso chi viene perseguito. Se la Guardia di Finanza non ha elementi aggiuntivi in termini di organizzazione e struttura, più di tanto non può fare”.