La Spagna ha giocato come un faro che ruotava mandando le navi francesi sugli scogli

L'analisi emozionale del Paìs: "Quanto inutile chiasso per le star di questo Mondiale, la Spagna vince perché è intelligente e molto furba"

La Spagna ha giocato come un faro che ruotava mandando le navi francesi sugli scogli

Atlanta (Stati Uniti) 15/06/2026 - Mondiali di Calcio 2026 / Spagna-Capo Verde / foto Witters/Image Sport nella foto: Unai Simon

L’analisi emozionale di Spagna-Francia più bella l’ha scritta, forse, Manuel Jabois sul Paìs. La “Spagna in fiamme, che a Dallas è esplosa come mai prima d’ora ai Mondiali. Ci sono stati momenti di passaggi fluidi, un ritmo letale di una velocità mozzafiato”.

Perché è stata una partita annichilente dal punto di vista della tattica, soprattutto. Deschamps non ci ha capito nulla. La Francia, scrive El Paìs, “è crollata prima moralmente, terrorizzata dalla superiorità della collettività spagnola sui singoli francesi, e poi fisicamente: uno spettacolo degno di nota, perché se la Francia rappresentava qualcosa negli Stati Uniti, era una forza distruttiva e indistruttibile. La Spagna l’ha dissolta con la velocità della luce su tutto il campo di battaglia, sembrava un faro che ruotava troppo, scagliando le navi francesi contro gli scogli”.

La squadra, non le star

E’ una Spagna diversa dal tono dell’intero Mondiale, sottolinea Jabois. “Questi ragazzi sono davvero furbi. In contrasto con la presentazione chiassosa e appariscente delle stelle dei Mondiali – Messi, Haaland, Mbappé, Olise, Kane e Bellingham – la Spagna ha messo in mostra una manciata di volti e nomi in qualche modo familiari, ma non proprio delle celebrità. Ce n’è uno, sì, alto quanto quelli menzionati, Lamine Yamal. Ma si è talmente integrato nel gruppo che non ha all’attivo una singola giocata geniale come quella di Vini, un tiro come quello di Mbappé o una conclusione precisa come quella di Haaland. In cambio, è in finale, a un passo da una Coppa del Mondo che lo porterebbe al vertice prima ancora di compiere 20 anni. Lamine ha capito, con una maturità insolita, che la gloria non è possibile senza un sacrificio assoluto”.

“La Spagna ha deciso, De la Fuente ha deciso, che la Spagna deve essere una squadra in ogni senso della parola, compreso l’impegno difensivo della sua grande stella mondiale. Una squadra che abbatte gli avversari pressandoli da dietro fino al limite dell’area di rigore. È un calcio di livello superiore, un calcio di intelligenza squisitamente sottile che sfianca le gambe dell’avversario e lo smantella con un diabolico possesso palla da un’estremità all’altra del campo. La Francia lo sapeva, così come il Belgio, che quando aveva il possesso palla, era perché la Spagna lo preferiva così”.

“Tra ansia e possesso palla; tra rischiosa verticalità e costruzione del gioco; tra la scelta più facile e un gioco più fluido, la Spagna ha sempre scelto di giocare”.