Quelli che odiano Messi, lui vince con facilità mentre la vita di noi mortali è difficilissima

Il problema, scrive il Paìs, è che ormai riconoscere il talento altrui equivale a una resa. C'è gente che aspetta da 20 anni di poter dire che Messi è uno qualunque

Quelli che odiano Messi, lui vince con facilità mentre la vita di noi mortali è difficilissima

Argentina's forward #10 Lionel Messi celebrates scoring his team's first goal during the 2026 World Cup Group J football match between Argentina and Algeria at the Kansas City Stadium in Kansas City on June 16, 2026. (Photo by Roberto SCHMIDT / AFP)

C’è gente lì fuori che “odia Messi in modo viscerale”. Rafa Cabeleira la mette sul Paìs come se fosse una patologia un po’ psichiatrica: “Adulti, persone che crescono i propri figli nella comunione con il Signore e mangiano la pizza la domenica, quasi come persone normali”. E ovviamente c’è come motivazione quella del tifo contro, ma anche una questione di invidia sociale: “La cosa più irritante di Messi è la sua abitudine di vincere le partite con facilità, mentre noi altri dobbiamo affrontare la vita a briglia sciolta, correndo come polli senza testa”. Addirittura vince camminando.

Aspetta e spera che torni uno qualunque

“Tutto ciò è comprensibile. Dopotutto, il calcio prospera proprio su queste piccole rivalità civili che ci permettono di discutere per ore e poi salutarci il giorno dopo”. Ma – continua – “il livello successivo è davvero affascinante. Mi riferisco a quel momento in cui un avversario smette di essere un calciatore straordinario e diventa una figura insignificante. Non importa se vince di nuovo la Coppa del Mondo, segna un altro gol impossibile o se il portiere avversario gli chiede la maglia a fine partita come una sorta di bella cicatrice”.

Messi con l'arbitro Pinheiro

Riconoscere il talento altrui è una resa

Esiste una corrente di pensiero a livello globale secondo cui riconoscere il talento altrui equivale ad arrendersi. Se ammetti che Messi è un genio ineguagliabile, perdi automaticamente la “custodia” condivisa di Cristiano Ronaldo, Mbappé, Maradona e persino Don Ramón Mendoza. Non dovrebbe essere così, ma i social media non mentono, e nemmeno alcune rubriche di opinione. Sfidare il trono di Messi è diventato un esercizio simile a un processo sommario.

“Anche adesso, mentre la sua carriera volge al termine, c’è chi continua a seguire ogni tocco, ogni fallo, ogni decisione arbitrale e ogni movimento in campo, sperando segretamente che un giorno, finalmente, gli venga data l’opportunità di dire: “Visto? Ve l’avevo detto che non era poi così eccezionale”. Il problema è che aspettano da oltre vent’anni”. D’altra parte per i matematici Messi nemmeno dovrebbe esistere.