La Serie A ormai è subalterna anche alla Turchia, siamo i nuovi poveri del calcio
Giudice sul Corsport scrive: "L’Italia fatica a restare sul treno ad alta velocità", ormai superata da tanti Paesi. Bremer può salutare la Juventus

Cm Como 19/10/2025 - campionato di calcio Serie A / Como-Juventus / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: tifosi Como
La Serie A, siamo i nuovi poveri
“Siamo i nuovi poveri” è il titolo scelto dal Corriere dello Sport per l’analisi di Alessandro Giudice che fotografa in modo crudo e realistico (quindi impietoso) la condizione economica in cui versa il calcio italiano. Una condizione di subalternità ormai non solo nei confronti del calcio inglese. Anche, ad esempio, nei confronti di quello turco. La Roma ha subito due schiaffi in pochi giorni: Greenwood che è andato proprio in Turchia, al Fenerbahce, e poi ieri Summerville che sta prendendo la strada dell’Arabia Saudita. Osimhen, ad esempio, in Turchia è andato a giocare. La speranza del Napoli è che lì approdi Lukaku. Bremer potrebbe accettare gli otto milioni netti promessi dal Galatasaray.

Scrive Giudice sul Corsport:
“In questa nuova geografia della ricchezza calcistica c’è qualcosa che pochi anni fa era difficile prevedere. La Premier fa correre i ricavi quasi al triplo della Serie A, Liga e Bundesliga quasi al doppio; l’arrivo prepotente degli arabi si è materializzato dal 2023 mentre la bolla turca, di difficile spiegazione, lievita a una rapidità inaspettata”.
L’Italia non ha una strategia per uscire dalla crisi
E ancora:
“L’Italia fatica a restare sul treno ad alta velocità a cui si aggiungono nuovi vagoni da est. La Serie A è nel guado: non più abbastanza ricca da comprare chi vorrebbe, non (ancora) abbastanza povera da essere un vivaio di giovani da lanciare. Lo stato della Nazionale lo conferma, anche se i due stenti non sono necessariamente interdipendenti”.
Giudice scrive che l’Italia non ha una strategia. Procede reagendo di volta in volta agli scossoni, senza programmazione. E conclude scrivendo:
“Dalla povertà non si esce senza strategie concrete”.