La proposta (poco elegante) di Maldini ad Ancelotti doveva rimanere segreta
A scriverlo è Tony Damascelli sul Giornale."Proposta già non elegante visto che Carlo è sotto contratto col Brasile. Le parti si erano accordate che rimanesse segreta"

Db Milano 24/05/2007 - festa Milan vittoria Champions League / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Carlo Ancelotti-Paolo Maldini
Forse Pirlo è sempre stato l’unico candidato per Maldini
Andrea Pirlo verso la guida della Nazionale ha scatenato la critica. Ovviamente sono tutti balzati dalla sedia. Tifosi, osservatori e giornalisti. Un clima da uno contro tutti che piace Maldini, decisamente meno a Malagò che ama veleggiare nel consenso. Ma il presidente della Figc si è dato la zappa sui piedi. Certo resta l’interrogativo: com’è possibile che in quindici giorni di trattative Malagò e Maldini non abbiano mai parlato di commissario tecnico? A noi sembra assurdo. Fatto sta che si è arrivati a Pirlo che probabilmente è sempre stato l’unico vero candidato visto che gli altri due erano noi impossibili: Ancelotti perché sotto contratto col Brasile e Guardiola per mille altri motivi, non solo familiari come viene detto.

Tony Damascelli sul Giornale definisce Pirlo la riserva e scrive un paio di osservazioni interessanti a proposito di Maldini.
Scrive Damascelli:
“The Spare è il titolo del libro autobiografico del principe Harry Windsor. La Riserva, l’altro rispetto al primo erede designato, il fratello William. Così il ct della nazionale, un rincalzo di Ancelotti prima e di Guardiola dopo, Andrea Pirlo è The Spare, commedia diventata farsa”.
Maldini ha proposto la Nazionale ad Ancelotti sapendo che Carlo è sotto contratto col Brasile
Damascelli scrive della proposta fatta ad Ancelotti che ha un contratto col Brasile.
“Già la proposta ad Ancelotti, sotto contratto con il Brasile, non era stato elegante e, tra l’altro, per accordo tra le parti, sarebbe dovuto rimanere segreto ma in conferenza stampa Maldini ha confessato la trattativa che aveva anticipato quella con Guardiola”.
Damascelli scrive che la vicenda (lui la definisce gioco estivo)
“ribadisce la dimensione del nostro calcio, una volta isola del tesoro, oggi un luogo da evitare”.