La principale differenza tra Calciopoli e Inter-arbitri-Rocchi è che qui la Procura non ha spulciato i telefonini

Lo scrive Il Tempo. Non c'è stato il sequestro. "Le differenze probatorie rispetto ad allora sono decisive ma in qualunque indagine in cui al centro vi sono rapporti personali, contatti, pressioni o accordi, il telefono cellulare è la fonte principale di prova. La sensazione è quella di un doppio standard"

La principale differenza tra Calciopoli e Inter-arbitri-Rocchi è che qui la Procura non ha spulciato i telefonini

Giuseppe Marotta is seen during the Serie A match between FC Internazionale and Hellas Verona at Giuseppe Meazza in Milan, Italy, on May 17, 2026. (Photo by Mairo Cinquetti/NurPhoto) (Photo by Mairo Cinquetti / NurPhoto via AFP)

Si fa presto a dire archiviazione

Si scrive pochissimo dell’inchiesta arbitri-Rocchi-Inter. La richiesta di archiviazione della Procura di Milano ha messo il silenziatore a una vicenda invece dai contorni poco chiari. Molto poco chiari. Tant’è vero che le intercettazioni che accompagnano la richiesta di archiviazione per l’Inter fanno saltare dalla sedia. Emerge un quadro evidente di pressioni continue da parte dell’Inter sul designatore Rocchi. Non emerge, è vero, la sottomissione di Rocchi ai fini dell’alterazione del risultato. Ma Rocchi subisce eccome pressioni e da quel che ha mostrato la Procura di Milano le pressioni vengono da un solo club: l’Inter. Non solo. Ci sono telefonate di Marotta e Viglione (grande capo della Figc, interista) citate da Rocchi che però non compaiono. Ci sono le pressioni – da tifoso interista – di Andrea Butti dirigente della Lega Serie A, uomo che si occupa della stesura del calendario.
Oggi ne scrive il quotidiano Il Tempo.
“È impossibile leggere questa vicenda senza tornare con la memoria al 2006 quando esplose “Calciopoli”, l’inchiesta che travolse il calcio italiano e portò alla retrocessione della Juventus e alla revoca di ben due scudetti. Le analogie con il caso Rocchi sono evidenti, con il tema delle designazioni arbitrali, i rapporti tra dirigenti dei club e vertici arbitrali, il sospetto che alcuni arbitri fossero più “graditi” di altri. Ma le differenze, sul piano probatorio, sono altrettanto decisive. In Calciopoli emerse un patrimonio enorme di contatti frequenti. Nel caso Rocchi, invece, la Procura ha ritenuto che non vi fosse la prova di un accordo illecito né di un sistema organizzato per alterare le partite”.
Il quadro probatorio è certamente diverso ma la grande differenza è che in questo caso non si è provveduto al sequestrar di telefonini e/o pc. E non sono stato sequestrati per timore del clamore mediatico. Il clamore mediatico ha impedito il sequestro dei telefoni degli indagati. Semplicemente assurdo.
Ancora Il Tempo:
“Nel decreto di archiviazione, i magistrati sottolineano che i telefoni dei protagonisti non sarebbero stati sequestrati perché il clamore mediatico suscitato dall’inchiesta avrebbe reso inutile o compromesso l’utilizzo di quel mezzo di ricerca della prova. Una spiegazione che lascia perplessi. altro, rimane sempre e comunque appannato. Di conseguenza, il riflesso rimane impossibile da vedere”.

Inchiesta arbitri, dannato clamore mediatico

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Si legge sul Tempo:

Secondo quanto emerso, la Procura stava già indagando da oltre un anno sull’ipotesi che Rocchi potesse aver interferito con il sistema delle designazioni arbitrali e con alcune decisioni Var.”

Colpisce che nelle intercettazioni Rocchi parla sempre o solo di una società che esercita pressioni. Solo l’Inter. Nessun altro club.

Anche se durante gli interrogatori l’ex designatore ha respinto l’idea di aver subito o esercitato pressioni dirette, spiegando che quelle indicazioni derivavano semplicemente dalle percezioni raccolte nell’ambiente: dai responsabili arbitrali dei club, dai media, dai social network e dal clima generale del mondo del calcio. Nessuna sorpresa.

Le somiglianze con Calciopoli

“In qualunque indagine in cui al centro vi sono rapporti personali, contatti, pressioni o accordi, il telefono cellulare è la fonte principale di prova: chiamate, messaggi, chat, email, applicazioni di messaggistica, contatti cancellati, cronologie. Rinunciare a quel materiale significa, inevitabilmente, rinunciare a una parte potenzialmente decisiva della ricostruzione. 

La sensazione, inevitabilmente, è quella di un doppio standard”. In molte altre inchieste, il sequestro dei telefoni è prassi.

La chiosa:

“A scanso di equivoci ed eventuali querele togate, ciò non significa che l’indagine sia stata condotta male o che l’archiviazione sia ingiustificata. Significa solo che resta un vuoto che alimenta dubbi, soprattutto in un Paese che ha vissuto Calciopoli. La credibilità di un’inchiesta non dipende solo dall’esito finale ma anche dalla percezione che tutti gli strumenti disponibili siano stati utilizzati per cercare la verità.”