La principale differenza tra Calciopoli e Inter-arbitri-Rocchi è che qui la Procura non ha spulciato i telefonini
Lo scrive Il Tempo. Non c'è stato il sequestro. "Le differenze probatorie rispetto ad allora sono decisive ma in qualunque indagine in cui al centro vi sono rapporti personali, contatti, pressioni o accordi, il telefono cellulare è la fonte principale di prova. La sensazione è quella di un doppio standard"

Giuseppe Marotta is seen during the Serie A match between FC Internazionale and Hellas Verona at Giuseppe Meazza in Milan, Italy, on May 17, 2026. (Photo by Mairo Cinquetti/NurPhoto) (Photo by Mairo Cinquetti / NurPhoto via AFP)
Si fa presto a dire archiviazione
Si legge sul Tempo:
“Secondo quanto emerso, la Procura stava già indagando da oltre un anno sull’ipotesi che Rocchi potesse aver interferito con il sistema delle designazioni arbitrali e con alcune decisioni Var.”
Colpisce che nelle intercettazioni Rocchi parla sempre o solo di una società che esercita pressioni. Solo l’Inter. Nessun altro club.
“In qualunque indagine in cui al centro vi sono rapporti personali, contatti, pressioni o accordi, il telefono cellulare è la fonte principale di prova: chiamate, messaggi, chat, email, applicazioni di messaggistica, contatti cancellati, cronologie. Rinunciare a quel materiale significa, inevitabilmente, rinunciare a una parte potenzialmente decisiva della ricostruzione.
La sensazione, inevitabilmente, è quella di un doppio standard”. In molte altre inchieste, il sequestro dei telefoni è prassi.
La chiosa:
“A scanso di equivoci ed eventuali querele togate, ciò non significa che l’indagine sia stata condotta male o che l’archiviazione sia ingiustificata. Significa solo che resta un vuoto che alimenta dubbi, soprattutto in un Paese che ha vissuto Calciopoli. La credibilità di un’inchiesta non dipende solo dall’esito finale ma anche dalla percezione che tutti gli strumenti disponibili siano stati utilizzati per cercare la verità.”

