La Germania ufficializza Klopp, la Francia a breve Zidane. E l’Italia? Probabilmente Pirlo

La federazione tedesca: "Siamo felici di avervi con noi". Si, possiamo immaginarlo. L'Italia ora è alle prese con la decisione più difficile

La Germania ufficializza Klopp, la Francia a breve Zidane. E l’Italia? Probabilmente Pirlo

Liverpool's German manager Jurgen Klopp addresses a press conference on March 6, 2024 in Prague on the eve of the UEFA Europa League football match between Liverpool and AC Sparta Prague. (Photo by Michal Cizek / AFP)

Che a livello geopolitico, nell’area europea, l’Italia abbia sempre contato il giusto è un fatto. Ma almeno una volta ci consolavamo con il calcio. Ormai anche in quello il Bel Paese è diventato periferico, provincia dimenticata. E se la Germania sfoggia con impeto il suo Klopp  nuovo fiammante, e la Francia il suo Zidane tutto tirato a lucido, l’Italia sembra (speriamo di noi) che non possa far altro che accontentarsi di Pirlo, ennesimo reduce del 2006 a cui sembra dovuto qualcosa per un inalienabile diritto divino.

Questo perché noi ci teniamo alle tradizioni e, invece di puntare su un sinistro e privo di certezze futuro, preferiamo adagiarci su un passato che magari non porterà ovviamente a nulla, ma ci permetterà di polemizzare e proporre nuove ardite soluzioni, che poi è quello che l’italiano vuole.

Beh, quel che si semina.

La Germania annuncia Klopp

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Intanto, in quel di Teutonia, annunciano Jürgen con uno stile tutto sobrio, proprio tedesco:

“Ciao Jürgen! Jürgen Klopp sarà il nuovo commissario tecnico della nazionale tedesca. Lo seguiranno come collaboratori Peter Krawietz, Pepijn Lijnders e Sven Bender. Benvenuti alla DFB (Federcalcio tedesca)! Siamo felici di avervi con noi.”

 

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Invece, in Gallia, presenteranno il loro Zidane il 28 luglio alle ore 11.

E l’Italia?

Pirlo

Il rifiuto di Guardiola non è stato un fulmine a ciel sereno: c’era da aspettarselo. Va dato atto a Maldini, Leonardo e Malagò di averci comunque provato. Ora viene il bello. Perché preferire Pirlo a Mancini e Conte un atto di coraggio non da poco che esporrebbe da subito il progetto calcio italiano a un rischio enorme.