In Germania non si accontentano nemmeno di Klopp. E se provassero con Pirlo?
La Faz: "Senza la capacità di soffrire il bel gioco non conta. La lezione più importante per il calcio tedesco è che deve smetterla di illudersi"

Liverpool's German manager Jurgen Klopp addresses a press conference on March 6, 2024 in Prague on the eve of the UEFA Europa League football match between Liverpool and AC Sparta Prague. (Photo by Michal Cizek / AFP)
Alla Faz risponderemmo così: “Volete per caso Pirlo?”. Perché mentre da queste parti triboliamo per la possibilità che il prossimo ct non sia Guardiola, nè Conte, né Mancini, sulla stampa tedesca arrivano a scrivere che forse nemmeno Klopp basterà a rifare una Germania vincente.
L’analisi del giornale tedesco è ovviamente più articolata di così. Ne fanno un discorso di scuola, proprio. Un po’ sulla falsa riga dell’avvertimento del Paìs: il gioco della Spagna? Non rifatelo a casa. “Il prossimo autoinganno – scrivono – è dietro l’angolo, a un solo Mondiale di distanza. Le cinque settimane trascorse negli Stati Uniti, in Canada e in Messico hanno dimostrato in vari modi cosa significhi davvero il calcio di livello mondiale, e che il calcio tedesco, nella sua forma attuale, è ben lontano da quel livello”.
Non basta il talento, senza sofferenza
“Nagelsmann è caduto nella stessa trappola in cui sono caduti Hansi Flick e Joachim Löw prima di lui: derivare uno stile di gioco quasi esclusivamente offensivo da un bacino relativamente ampio di talentuosi giocatori d’attacco. È l’eredità avvelenata dei Mondiali del 2014: un bel calcio come inizio di una grande illusione. Senza la capacità di “soffrire”, come si dice nel gergo calcistico, tutto il resto è privo di significato. È una curiosa ironia che la nazionale francese, con così tanto talento offensivo di livello mondiale, sia crollata nel momento in cui il ct Didier Deschamps ha abbandonato il freddo pragmatismo dei tornei precedenti. La lezione più importante per il calcio tedesco è che deve smetterla di illudersi”. Appunto: prendete Pirlo, così illudersi sarà impossibile.

“Ci sono modi per compensare la mancanza di talenti di livello mondiale, ma non se allo stesso tempo si crede di esserlo e ne parla in modo eccessivo. Questa autoillusione è stata infranta dalla realtà. Ora, invece, deve imparare a produrre di nuovo veri giocatori di livello mondiale. La Federazione calcistica tedesca ha compiuto i primi passi con la sua riforma dell’allenamento, che mira a formare giocatori più preparati, sia tecnicamente che in altri ambiti, e un maggior numero di specialisti. Tuttavia, sono necessari ulteriori aggiustamenti. Il divario maggiore rispetto ai giocatori di livello mondiale ai Mondiali è stato in termini di robustezza, sia fisica che mentale. Il calcio tedesco ha bisogno di più calcio di strada e meno del sistema delle accademie che ha dominato la DFB per anni”.
Klopp serve, ma solo un po’
“Inoltre, è necessaria una visione chiara di come la nazionale dovrebbe giocare a calcio. Argentina e Spagna sono arrivate in finale non da ultimo perché incarnano in modo più naturale un particolare stile. Entrambe le squadre, fedeli alle tradizioni delle rispettive nazioni calcistiche, prediligono il possesso palla. Gli spagnoli, guidati da Luis de la Fuente, lo utilizzano soprattutto come strategia difensiva, negando il pallone agli avversari a tal punto da risultare quasi frustranti da guardare. Gli argentini, invece, con Lionel Scaloni, hanno dovuto imparare che il contropiede europeo non era nella natura dei loro giocatori. Scaloni ha creato una potente combinazione di possesso palla sicuro e implacabile difesa, anche se in finale hanno dimenticato il primo aspetto”.
E quindi, Klopp? “Non è ancora certo che il calcio tedesco, con Jürgen Klopp e il suo stile di pressing, possa tornare a essere un marchio globale. È possibile che le cose migliorino rapidamente in superficie rispetto a quanto accaduto di recente. Tuttavia, la DFB ha bisogno di una riflessione molto più profonda su come i giocatori dovrebbero essere schierati e allenati e, soprattutto, di una grande determinazione e resistenza. Per il calcio tedesco, si tratta di un progetto che si estende per un decennio. Il fatto che la DFB non sia riuscita a nominare Klopp in tempi brevi non sminuisce le sue capacità come nuovo commissario tecnico della nazionale. Suggerisce però che la federazione non si sia posta le domande necessarie prima di tentare di forzare la mano”.