La Germania ha preso subito Klopp. L’Italia riflette (sigh) su Pirlo
POSTA NAPOLISTA - Di EUGENIO ANGELILLO. A questo punto Malagò chiami Eziolino Capuano sulla panchina della Nazionale, è uomo di calcio vero, ha mangiato la polvere

Db Milano 20/09/2014 - campionato di calcio serie A / Milan-Juventus / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Paolo Maldini-Andrea Pirlo
Gentile Direttore, sto seguendo in questi giorni, mio malgrado, con indolenza e noia, il dibattito sul futuro Commissario Tecnico dell’Italia. Un po’ perché della sorte dell’italica compagine da anni mi interessa poco, un po’ perché il dibattito mi sembra francamente inutile, visto che — a mio modesto parere — il problema dell’ormai più che decennale assenza dai Mondiali risiede non nell’allenatore, ma piuttosto nella carenza di talenti. Non parlo solo delle punte apicali, degli Haaland o degli Yamal per intenderci, ma anche delle prime e seconde linee, dove i pochi giocatori che emergono non hanno reali sostituti.
Il Pirlo allenatore non è il Pirlo calciatore
Ogni giorno scorro sui social questo inverosimile turbinio di nomi, da Guardiola a Pioli. Di tutti costoro possiamo contare pregi e difetti, ma possiamo certamente constatare che la “nuova” dirigenza del calcio italiano ha idee alquanto confuse se, dopo settimane, sta ancora a sfogliare la margherita. Tanto per fare un esempio, la Germania — a una settimana dall’eliminazione agli ottavi — ha già un nuovo ct nella persona di Jurgen Klopp: il meglio che avevano, diciamolo chiaramente.

Ma da un paio di giorni, in questo noioso frullio di nomi, è apparso quello di Pirlo. Ora, di Pirlo giocatore nessuno può parlare male — ancora abbiamo negli occhi quel passaggio no-look a Fabio Grosso — ma francamente, come allenatore, credo sia l’unico a ricoprire il ruolo per diritto ereditario della Real Casa. Assurse infatti alla panchina della Juventus per decisione diretta dell’Agnelli minore all’inizio della decadenza del suo regno, poco prima che fosse spodestato manu militari dalle procure e dal cugino ricco. Il primo anno non fu neanche malaccio per un neofita: quarto posto e qualche titolo minore. Eppure, evidentemente, non deve aver riscosso la fiducia dei nuovi padroni e fu accompagnato alla porta. Da lì, privo dello scudo che — ahimè — la Juve porta sempre con sé e, soprattutto, di un discreto parco giocatori, ha collezionato magre figure, finendo pare nella serie B saudita.
Chiami Eziolino Capuano, lui conosce il campo
Come un allenatore con tale curriculum possa aspirare a una panchina su cui si sono seduti Bearzot e Lippi sfugge ai più. Ma ciò premesso, viste le ambasce della Figc, stretta tra pochi denari e inimicizie personali, vorrei fare una modesta proposta a Malagò: chiamate Eziolino Capuano e offritegli la panchina della Nazionale.

Scordatevi la “topica” del buon Eziolino su Dries Mertens, che pure risuonerà in eterno sul web — ma del resto, chi non sbaglia un giudizio su un giocatore? — e concentratevi sul suo percorso professionale. In quasi trent’anni di carriera, accanto agli inevitabili fallimenti, non si contano le salvezze miracolose, le promozioni insperate, gli accessi ai play-off in condizioni impossibili tra società dissestate e tifoserie incontinenti.
Ma soprattutto, Capuano è uomo di calcio vero, che ha calcato i peggiori campi della Serie C e ne ha mangiato la polvere. Ha litigato con tutti, con giocatori e dirigenti, perché evidentemente il suo lavoro lo ama e non accetta compromessi. E quindi, caro Malagò, se proprio malauguratamente la sta sfiorando l’idea di assumere Pirlo, per cortesia desista e chiami il buon Eziolino Capuano: lui è un uomo di campo e sa cosa significa allenare.
Eugenio Angelillo