Il “clamore mediatico” ha portato al mancato sequestro del telefono di Rocchi dalla Procura

Lo scrivono i pm Ielo e Ascione. Dopo non averlo fatto "per scelta investigativa", "il clamore mediatico impedisce l’utile utilizzazione di mezzi di ricerca della prova non ancora sperimentati".

Il “clamore mediatico” ha portato al mancato sequestro del telefono di Rocchi dalla Procura

Db Riyad (Arabia Saudita) 22/01/2024 - finale Supercoppa Italiana / Napoli-Inter / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluca Rocchi

Nell’inchiesta sugli arbitri che ha coinvolto l’ex designatore Gianluca Rocchi, la Procura aveva dichiarato che sarebbe stato un errore non procedere nella prima parte al sequestro di telefonini e pc.

A questo proposito, il Corriere della Sera riporta il motivo per cui la Procura di Milano non ha mai sequestrato i telefoni per cercare messaggi, come accade solitamente.

Archiviazione per Rocchi, i motivi del mancato sequestro di telefoni

Il quotidiano scrive:

Perché nell’inchiesta sulle interferenze la Procura di Milano non ha mai sequestrato (come invece accade quasi sempre) i telefoni alla ricerca di messaggi tra gli interlocutori a tratti intercettati? Per “il clamore mediatico“, scrivono i pm Paolo Ielo e Maurizio Ascione nella richiesta di archiviazione: e cioè perché, dopo non averlo fatto “per scelta investigativa” prima dell’invito a comparire a Rocchi in aprile, “massimamente dopo la diffusione mediatica dell’esistenza delle indagini” , “il clamore mediatico impedisce l’utile utilizzazione di mezzi di ricerca della prova non ancora sperimentati”.

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La richiesta continua:

Il tenore delle intercettazioni induce a ritenere estremamente probabile che Rocchi riferisca il contenuto di conversazioni intrattenute direttamente con esponenti dell’Inter. Ma resta ipotesi priva di riscontro probatorio e mera illazione che le indicazioni, provenienti dall’ambiente Inter, fossero volte a turbare la regolarità delle gare. L’assenza di entrambi gli elementi non ha consentito neppure di elaborare compiute incolpazioni preliminari. E un vuoto probatorio mina l’ipotesi di frode generica di natura paraconcussiva, la suggestione che l’accettazione da parte di Rocchi delle interferenze sia stata determinata da una sorta di metus (timore), indotto da Gravina forte dei suoi buoni rapporti con la dirigenza dell’Inter, di poter subire danni nello sviluppo di carriera“.