Il portiere che si ammalò e cambiò un Mondiale: Gordon Banks fu davvero avvelenato dalla CIA per far vincere il Brasile?
Un nuovo podcast di Audible, "Foul Play", riapre uno dei misteri più affascinanti della storia del calcio: il malore improvviso del leggendario portiere inglese prima del quarto di finale del 1970. La voce, partita da un senatore americano, parla di avvelenamento della CIA per puntellare la dittatura brasiliana. Tra JFK, l'arresto di Bobby Moore e un marchio di surgelati.

A banner inside the tunnel commemorates and honours England's World Cup winning goalkeeper, Gordon Banks, and the famous save he made from Pele's header during a World Cup match between Brazil and England in 1970, in the tunnel at Wembley Stadium in London on February 12, 2019. Gordon Banks, goalkeeper in England's 1966 World Cup victory over the then West Germany, has died aged 81 his former club Stoke City announced on February 12, 2019. (Photo by Glyn KIRK / AFP)
La domanda sembra da romanzo, e invece è il cuore di un’indagine durata tre anni: Gordon Banks fu avvelenato dalla CIA? A raccontarlo è il podcast True Crime di Audible “Foul Play”, nato quando Ed Jervis — nipote del portiere campione del mondo con l’Inghilterra nel 1966 — avvicinò il giornalista Gabriel Gatehouse, ex firma di Newsnight ed esperto di cultura cospirazionista, per parlargli del misterioso malessere che colpì suo nonno al Mondiale di Messico 1970. Lo riporta il Guardian.
Gordon Banks e la CIA: cosa dice la teoria
I fatti, quelli, sono noti. Alla vigilia del quarto di finale contro la Germania Ovest, Banks — lo stesso della celebre parata su Pelé, entrata nella leggenda — fu bloccato da un improvviso malore intestinale e saltò la gara. L’Inghilterra, campione uscente, era passata sul 2-0, salvo poi crollare e perdere 3-2. La teoria, spiega Jervis, è che il nonno sia stato avvelenato: e non per un banale contrattempo, ma per un disegno. L’obiettivo sarebbe stato favorire il Brasile, la cui vittoria mondiale serviva a rafforzare la dittatura militare, baluardo anti-socialista nell’emisfero occidentale. “La CIA ha fatto cose parecchio bizzarre prima del 1975”, ammette Gatehouse. La cosa sorprendente, aggiunge, è che la voce non nasceva solo in famiglia, ma da un senatore statunitense.
Tra JFK, Bobby Moore e un marchio di surgelati
Quello che doveva essere un sospetto smontabile in un attimo si è trasformato in un’inchiesta di tre anni, che porta l’ascoltatore dai medici di Stoke-on-Trent alle spie in Messico, passando per gole profonde governative, l’archivio della CIA, scienziati della NASA, l’arresto (poco prima del torneo) del capitano inglese Bobby Moore e il curioso ruolo da protagonista di un marchio di surgelati. Compare persino JFK. “Alcune teorie del complotto si rivelano vere”, dice Gatehouse, “e durante il percorso oscillavo continuamente avanti e indietro”. Uno scetticismo sano, che è poi lo stesso con cui va preso il tutto: perché il calcio, per sua natura, alimenta il pensiero cospirazionista. Non è un caso che in questi giorni impazzi il dibattito se Messi sia “protetto” dalla FIFA, o che faccia discutere il gol annullato alla Croazia dal sensore del pallone.
Perché il calcio è il terreno perfetto per i complotti
La verità, come nota Gatehouse (che tifoso non è), è che lo sport ha un potere enorme, e proprio per questo fa gola a chi vuole manipolarlo — d’altronde il calcio non è mai stato altro che potere e soldi. Nel 1970 non era solo la dittatura brasiliana a inseguire il Mondiale per consenso: anche il premier britannico Harold Wilson aveva fissato le elezioni quattro giorni dopo quel quarto di finale. In vantaggio nei sondaggi, con l’Inghilterra fuori le perse — e le definì “una retrocessione“. “Ha perfettamente senso, per un’intelligence, provare a truccare una partita per sostenere un regime amico”, riflette Gatehouse. Una lezione che vale anche oggi, con un Brasile che torna grande sul palcoscenico mondiale, stavolta guidato da un italiano: quell’Ancelotti per cui l’Italia si mangia le mani. Fantapolitica del pallone? Forse. Ma, come dice il nipote di Banks, “il mondo è contro di te, è tutto assurdamente inverosimile — eppure aiuta a far fronte alle cose”.